Ilaria Capua al Brasile, libero accesso ai dati sul virus ZikaLo lancia a 10 anni dal 'no' all'Oms, nel giorno in cui lascia l'Italia

Fonte: ANSA

A dieci anni dalla sua battaglia per rendere liberamente accessibili i dati sui virus dell'influenza, la ricercatrice Ilaria Capua scende di nuovo in campo in difesa della trasparenza, invitando il Brasile a riformare con urgenza le sue leggi sulla biosicurezza in modo da rendere disponibili alla comunità scientifica internazionale dati e campioni sul virus Zika. Anche questa volta lo fa con una lettera pubblicata sulla rivista Nature, nel giorno in cui lascia l'Italia per andare a realizzare il suo sogno negli Stati Uniti.

A partire dal 20 giugno, infatti, la virologa italiana diventata celebre in tutto il mondo per avere ottenuto la mappa genetica del virus dell'influenza aviaria H5N1, andrà a dirigere il Centro di eccellenza dell'Università della Florida dedicato alla cosiddetta 'One Health', che unifica i temi della salute umana, animale e ambientale. Avrebbe voluto realizzarlo in Italia, nella Torre della ricerca della 'Città della speranza' di Padova, ma non è stato possibile.

Nel suo nuovo ruolo a Miami il virus Zika, diffuso in quella parte degli Usa, sarà fra i principali temi dei quali si troverà ad occuparsi, ma la ricercatrice sa che ogni virus emergente è un problema globale. "I virus viaggiano in aereo", ha sempre detto. Così l'appello alle autorità brasiliane ha l'obiettivo di far sì che i ricercatori di tutto il mondo siano in grado di studiare il virus Zika, una volta che il Brasile avrà reso pubblici i dati e disponibili i campioni.

La situazione ricalca quella del 2006, quando Ilaria Capua rifiutò la richiesta dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) di depositare nella sua banca dati la sequenza genetica del virus H5N1. "La depositai in una banca dati pubblica", racconta la virologa su Nature, innescando in questo modo un processo che ha dato ottimi frutti nelle ricerche sui virus dell'influenza ed è stata evidente nella pandemia di influenza causata nel 2009 dal virus H1N1.

C'è invece ancora tanto da fare su altri fronti: oltre ai dati sul virus Zika, restano inaccessibili in gran parte alla comunità scientifica quelli sulla Mers (Middle East respiratory syndrome), la malattia respiratoria diffusa nei Paesi arabi e causata da un coronavirus. C'è ancora troppa segretezza sul virus responsabile della febbre emorragica di Ebola.

Per questo, rileva Capua, gli Stati Uniti dovrebbero mettere a punto linee guida che permettano a ricercatori, istituzioni e governi di armonizzare i codici di comportamento riguardo a minacce biologiche.