Brexit, gli scienziati: Pubblichiamo l'appello firmato da 13 Premi Nobel britannici, tra cui il fisico Peter Higgs e il genetista Martin Evans, apparso sul "Daily Telegraph"

Fonte: la Repubblica

La scienza è il motore della nostra prosperità, salute, innovazione e crescita economica. Dovrebbe essere centrale nel dibattito sull'Unione europea. Come Nobel britannici siamo preoccupati che coloro che usano l'argomento scienza in favore di Brexit non abbiano abbastanza esperienza in materia e il rischio è che mettano in difficoltà i straordinari successi britannici nel campo della ricerca.

All'interno dell'Unione europea, la Gran Bretagna dà il suo fondamentale contributo alla più grande superpotenza scientifica del pianeta. La Ue è crogiuolo di competenze, con più di un quinto dei ricercatori mondiali che si spostano liberamente all'interno dei suoi confini. Garantisce agilità scientifica, ospita le menti e le strutture migliori del mondo e fa grossi investimenti nella ricerca, nelle persone e nelle infrastrutture.

Le decisioni della Ue in materia scientifica, i suoi finanziamenti e le sue normative influenzano positivamente la scienza ovunque. Al suo interno, la Gran Bretagna ha accesso a un enorme capitale umano e a grossi finanziamenti e può esercitare un'influenza scientifica globale maggiore di quella che eserciteremmo da soli.

La prospettiva di perdere i finanziamenti europei alla ricerca è un rischio molto serio per gli scienziati britannici. Quando i sostenitori di Brexit dicono che il Tesoro compenserà l'ammanco, danno prova di ingenuità e leggerezza, visto che i governi britannici che si sono succeduti non hanno finora fatto nulla per modificare una situazione che vede gli investimenti per la ricerca in percentuale del Pil, in Gran Bretagna, lontani sia dalla media Ocse che da quella dell'Unione.

Le affermazioni di chi sostiene che la Gran Bretagna potrebbe continuare ad avere accesso ai fondi pur uscendo dall'Unione dice un'inesattezza, perché questo accesso sarebbe quasi certamente condizionato all'applicazione degli stessi principi che la Brexit rigetta, in particolare quelli sulla libertà di movimento. La scienza fiorisce grazie alla permeabilità delle idee e delle persone e prospera in contesti che mettono in comune le intelligenze, riducono al minimo le barriere e sono aperti a liberi scambi e collaborazioni.

L'Unione europea fornisce questo tipo di contesto che gli scienziati giudicano preziosissimo. È per questo che un recente sondaggio pubblicato sulla rivista Nature ha mostrato che l'83 per cento degli scienziati vuole che la Gran Bretagna rimanga nell'Unione. Saremo anche un'isola, ma non siamo scientificamente isolati. Far parte dell'Unione europea è un bene per la scienza britannica, e dunque è un bene per tutta la Gran Bretagna.

(Traduzione di Fabio Galimberti)