40 anni del primo programma di azione in materia di istruzioneCon questo atto veniva data attenzione alla politica educativa e si prendeva atto che la costruzione europea non poteva realizzarsi basandosi sulla sola dimensione economica senza mirare alla società della conoscenza

Fonte: Rivistauniversitas.it
di Antonella Lorenzi

Ricorre quest'anno il 40° anniversario della Risoluzione 9-2-1976 del Consiglio europeo dei Ministri della Pubblica Istruzione, che contempla per la prima volta in sede europea l'adozione di un programma di azione comune in materia di istruzione.

Trascurata dai padri fondatori della Comunità Europea, costretti a convogliare gli sforzi per favorire prioritariamente la libera circolazione di persone-servizi-merci-capitali, con questo atto veniva data attenzione alla politica educativa e si prendeva atto che la costruzione europea non poteva realizzarsi basandosi sulla sola dimensione economica senza mirare alla società della conoscenza.

Da allora il cammino, contrassegnato da complessi ma determinanti passi, non è stato né facile e né breve ed è stato segnato da ricerche, visite di studio, guide informative per gli studenti, scambi di esperienze e di reciproca conoscenza dei sistemi universitari, nonché progetti pilota. Tra i più significativi, i decennali Programmi comuni di studio (meglio noti in ambito accademico come P.I.C.), antesignani di ERASMUS e che hanno introdotto il criterio innovativo di concedere aiuti finanziari per realizzare, mediante accordi diretti tra le singole Università dell'area comunitaria, lo scambio di esperienze didattiche e di studenti per una parte del loro percorso universitario, grazie al reciproco riconoscimento dei periodi di studio (E.C.T.S. - European Credit Transfer System).

Ne è scaturita la nascita dei più complessi Programmi comunitari: COMETT, PETRA, LINGUA e FORCE. Ma soprattutto ERASMUS, che non nacque dal nulla o per suggerimento di un singolo ideatore e che, in base al felice acronimo prescelto (European Community Action Scheme for the Mobility of University Students), ha inteso rinnovare la tradizione di Erasmo da Rotterdam e dei suoi contemporanei, aggiungendo nel 1987, a 30 anni dalla firma dei Trattati, una quinta libertà - quella di scambiare cultura ed esperienze - imprescindibile per l'effettiva mobilità delle persone.

Tale offerta fu preceduta, nel 1984, dall'attivazione dei centri NARIC (Centri Nazionali di Informazione sul Riconoscimento Accademico della Comunità Europea) a sostegno del riconoscimento dei titoli dell'istruzione superiore, proprio mentre la Corte di Giustizia delle Comunità Europee (con la Sentenza Gravier del 1985), con un'interpretazione molto estensiva del concetto di formazione professionale (art. 128 dei Trattati), decideva di considerare anche l'istruzione superiore come formazione professionale e attribuiva ad ogni studente-cittadino il diritto di accedere alla formazione superiore alle stesse condizioni e tassazione universitaria degli studenti di una singola nazione.

Nel 1992 l'istruzione, di tutti gli ordini e gradi, fu inclusa a pieno titolo nei Trattati (Trattato di Maastricht, Titolo VIII, Capo 3°, art. 126, paragrafo 1), con compiti di coordinamento e di impulso attribuiti alla UE nel processo di armonizzazione delle politiche educative, lasciate ai diretti poteri decisionali dei singoli Stati membri (principio di sussidiarietà). Le successive problematiche dagli anni '90 ai giorni nostri hanno attribuito particolare valenza al processo formativo per governare, attraverso le leve della ricerca, dell'innovazione e dell'internazionalizzazione, le nuove opportunità e il mantenimento della competitività in una economia globalizzata. Ulteriori incentivazioni sono derivate dai programmi Jean Monnet, Erasmus Mundus ed Erasmus+; e nuove sfide si affacciano all'orizzonte perché, se gli eventi di fine secolo scorso nell'Est europeo hanno allargato i confini dell'Unione Europea, la crisi economica dell'ultimo decennio rischia di indebolirli (come nel caso Brexit).

Secondo il Premio Nobel per la Fisica teoretica Werner Heisenberg, "solo l'abitudine di vivere, studiare e lavorare insieme tra europei (come ERASMUS ha insegnato a fare, N.d.A.), potrà assicurare quel soffio pungente di competizione internazionale che esalta l'adattamento alle nuove teorie e metodologie".