Addio a Ettore Scola, uno dei maestri del nostro cinemaSi è spento all'età di 84 anni Ettore Scola, uno dei maestri del cinema italiano

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Andrea Chimento

Nato a Trevico il 10 maggio del 1931, si trasferisce molto presto a Roma insieme alla famiglia e, già durante l'adolescenza, inizia a disegnare vignette umoristiche. Giovanissimo, entrerà nella redazione del Marc'Aurelio, giornale satirico a cui collaborò anche Federico Fellini.

Per il cinema inizia a lavorare poco più che ventenne come sceneggiatore, ed è proprio da questa brillante esperienza che nasce il suo sguardo da regista.
In veste di sceneggiatore partecipa ad alcune delle più significative pellicole del periodo – da «Un americano a Roma» di Steno a «Il sorpasso» e «I mostri» di Dino Risi, passando per i più importanti film di Antonio Pietrangeli («Adua e le compagne» e «Io la conoscevo bene», in primis) – per poi esordire dietro la macchina da presa, quasi per caso, nel 1964 con la pellicola «Se permettete, parliamo di donne», scritta insieme al fidato Ruggero Maccari.

Negli anni Sessanta, tra gli altri, firma «L'arcidiavolo» (1966), «Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?» (1968) e «Il commissario Pepe» (1969). Sarà però il decennio successivo a consacrarlo come uno dei massimi autori italiani del periodo, capace di superare i limiti della “commedia all'italiana” per mostrare le nostre paure e debolezze.

Del 1974 è il suo capolavoro, «C'eravamo tanto amati», una riflessione dolceamara sul dopoguerra, sui cambiamenti che l'Italia ha dovuto attraversare e sul bilancio di un'amicizia.

La sua grande sensibilità è più che evidente anche nei successivi «Brutti, sporchi e cattivi» (1976), premiato a Cannes per la migliore regia, il film a episodi «I nuovi mostri» (1976) e «Una giornata particolare» (1977), con Marcello Mastroianni e Sophia Loren.
Negli anni Ottanta, con «La terrazza» (1980) e «La famiglia» (1986), analizza le contraddizioni che si sono sviluppate all'interno della società italiana con una forza narrativa e registica a dir poco invidiabile.

Sono da riscoprire, però, anche «Passione d'amore» (1981), «Il mondo nuovo» (1982) e «Ballando ballando» (1983), film oggi poco ricordati ma fondamentali per cogliere tutti i lati della poetica del grande regista.

Nell'ultima parte della sua carriera, si ricordano «Romanzo di un giovane povero» del 1995 e «La cena» del 1998: in quest'ultimo si conferma ancora uno straordinario direttore d'attori, guidando magnificamente un cast in cui erano presenti Vittorio Gassman, Fanny Ardant, Stefania Sandrelli e tanti altri interpreti di primo livello.

Il suo ultimo lungometraggio, «Che strano chiamarsi Federico» del 2013, è un toccante omaggio a Federico Fellini, amico, collega e anche attore, nei panni di se stesso, proprio nel memorabile «C'eravamo tanto amati». La carriera di Scola, regista che ha anche amato sperimentare nel corso della sua filmografia, non poteva probabilmente chiudersi in modo migliore.