Medicina: il futuro degli studi universitari tra ricorsi per l’accesso, costi di gestione e corsi infrequentabiliLa spinosa questione del test d'ingresso ai corsi a numero programmato della Facoltà di Medicina è riemerso in tutta la sua criticità all'inizio di questo nuovo anno accademico

Fonte: Rivistauniversitas.it
di Danilo Gentilozzi

I ricorsi al Tar contro il test dell'a.a. 2014/2015 hanno portato l'80% in più del numero di studenti previsti dai decreti ministeriali (9.983): "4 studenti su 10 delle matricole di Medicina dello scorso anno non hanno superato i test ma sono entrati perché hanno avuto giustizia in un'aula di tribunale per le irregolarità compiute durante le prove" (Flavia Amabile, "Palermo, i paria di Medicina. Per i «ricorsisti» solo prof virtuali" - La Stampa, 12/10/2015). L'aumento inaspettato del numero di studenti ammessi ha creato enormi disagi nelle sedi universitarie: a Palermo si è deciso di fare lezioni in streaming, con i docenti che si sdoppiano tra lezioni in presenza e videolezioni in altre aule; a Genova, il preside della Scuola di Scienze mediche e farmaceutiche ha reclutato in tutta fretta una decina di docenti a contratto per far recuperare ai ragazzi entrati a dicembre le lezioni perdute del primo trimestre.

Difficili i rapporti di convivenza tra studenti ammessi regolarmente e quelli ammessi con ricorso: alcuni dei primi, in virtù dei cambiamenti alla graduatoria nazionale conseguenti al ricorso, hanno dovuto abbandonare la propria sede per andare a studiare in altre università italiane a scapito proprio dei "ricorrenti". All'opposto, la ghettizzazione di quest'ultimi, visti con estrema diffidenza da professori e colleghi, ha creato una situazione paradossale di guerra interna senza esclusione di colpi (piuttosto bassi).

Tutti gli studenti, pur frequentando i corsi e vedendo rispettato il loro "diritto allo studio", sono preoccupati dal futuro: cosa accadrà quando questa innumerevole massa di frequentanti comincerà a lavorare nei laboratori, nei reparti, a svolgere il tirocinio obbligatorio? Secondo Michele Bonetti, avvocato difensore degli studenti non ammessi e ricorrenti al Tar, "devono essere le università insieme al MIUR a cercare fondi in più per garantire il diritto all'istruzione" (Test di Medicina: i bocciati che fanno ricorso e vengono ammessi - Linkiesta, 26/09/2015). Qui entrerebbe in gioco, dunque, anche la volontà politica. Che però, una prima risposta, l'aveva già data nel 1999 con la legge istitutrice del "numero chiuso" (L. 264/1999).

La difficoltà del test d'ingresso è riconosciuta anche dagli studenti ammessi senza ricorso. "Non tiene conto delle reali attitudini e della reale volontà, per chi lo sostiene, di voler diventare davvero un medico" (Medicina, il pasticcio dei test d'ingresso: decine di studenti ripescati dal Tar - La Repubblica, Genova, 10/03/2015); mentre per i ricorrenti "è un test che non valuta il merito di una persona...bisogna dare a tutti la possibilità di accedere" ("La mia odissea per un posto a Medicina" - Romagnanoi.it, 02/06/2015). Eppure il test c'è. Come ricorda anche la CRUI, non si può abolire perché è previsto da una legge dello Stato, e dunque è volontà politica giustificata dal fatto che "gli atenei non avrebbero né le risorse, né gli spazi per gestire un migliaio di studenti in più di quelli ammessi ogni anno" (Medicina, il pasticcio dei test d'ingresso). 

Andrebbe cercata una soluzione comune e al più presto, altrimenti i problemi che adesso appaiono superficiali potrebbero penetrare all'interno del sistema, destabilizzando il futuro dei giovani e dell'intera professione medica nel nostro Paese. Il passaggio da problema politico a problema sociale è davvero molto breve.