testGli atenei tentano il "recupero" estivo, da nord a sud proliferano i corsi di alfabetizzazione. Bestia nera: l'ortografia

Fonte Il Messaggero
di Anna Maria Sersale

Una volta gli strafalcioni li scrivevano i poveracci, quelli che non avevano frequentato neppure le elementari. Ora i nomi storpiati, gli sfondoni di grammatica, gli errori di ortografia, la confusione nell’uso delle parole e la sintassi sballata sono diffusissimi tra le matricole e gli studenti universitari. Studenti che sono in difficoltà anche al momento di scrivere la tesi. La situazione è talmente grave che ora gli atenei corrono ai ripari.

Da Nord a Sud sono spuntati corsi estivi di “alfabetizzazione” delle matricole o comunque corsi di “recupero” della lingua italiana. In media durano due settimane prima dell’avvio dell’anno accademico. «Bisogna ricostruire un minimo di conoscenze indispensabili alla frequenza delle lezioni - spiega Ezio Pelizzetti, rettore della Statale di Torino - La conoscenza della lingua italiana è scarsa, idem per la matematica e l’inglese. Le colpe? In gran parte della scuola». A Milano, Torino, Firenze, Roma e Venezia ci sono esperienze di corsi già consolidate. A Napoli e Palermo si stanno organizzando.

Si cerca di mettere le toppe a un sistema formativo che fa acqua. Il problema è emerso perché i test di valutazione delle matricole (fatti prima dell’iscrizione al corso di laurea) generalmente sono zeppi di errori. Segnale preoccupante che in parte spiega un altro dato: nei primi 12 mesi un quinto delle matricole abbandona gli studi, tant’è che la percentuale di laureati da noi è tra le più basse dei paesi Ocse. Da brivido anche la percentuale dei fuori corso: si attesta intorno al 40,7%.

”Un’altro” e ”qual’é” piacciono con l’apostrofo. Incerto l’uso tra “dà” e “da”. Il crollo arriva con “ad hoc”, che diventa ”doc” o ”d.o.c”, come se fosse una sigla. Le doppie e gli accordi di genere e numero sono un disastro, problemi anche nel coniugare i verbi. Per non dire della confusione nel mettere le virgole, seminate a casaccio, separando vocaboli dai loro aggettivi e i verbi dai loro soggetti.

Ma quante sono le matricole? L’anno scorso erano 307.426, di cui 173.300 donne. Per loro uno degli scogli maggiori è il lessico. Se è «tecnico» o «mediamente colto» molti studenti vanno fuori strada e la comprensione è distorta. «Il loro vocabolario è piuttosto scarso - racconta Renato Lauro, rettore di Tor Vergata, il secondo ateneo romano - Anche per questo motivo le matricole hanno difficoltà di comprensione, un fenomeno inquietante, per affrontarlo anche noi abbiamo in programma dei laboratori di scrittura».

Nei test d’italiano alla Ca’ Foscari di Venezia l’anno scorso è stato bocciato il 44% degli iscritti. E’ l’ortografia la bestia nera. Non solo. Alle domande del test di area logico-linguistica oltre il 25% delle risposte era sbagliato. Molti candidati ignoravano il significato di “maliardo” o restavano interdetti di fronte all’espressione “una questione di lana caprina”. Ciliegina sulla torta. Alla richiesta di coniugare il verbo “cuocere” al passato remoto molti hanno scritto: ”Io cucinai“. Come ha reagito il prestigioso ateneo veneziano? Per andare incontro ai ragazzi ha organizzato il “Sis”, il “Servizio di italiano scritto”. «Che si propone - spiegano alla Ca’ Foscari - di affrontare tutti i principali generi di scrittura». Così è nato un corso complementare di una trentina di ore «per permettere agli studenti dell’ateneo di apprendere le basi della lingua italiana, fino a raggiungere una capacità di espressione e di scrittura anche complessa».

Se questi sono i ragazzi che alle superiori andavano meglio nelle materie letterarie c’è da preoccuparsi... «Vero, non sono preparati - continua il rettore della Statale di Torino Ezio Pelizzetti - perciò dobbiamo “accompagnarli” per colmare le lacune. I corsi estivi ovviamente non sono sufficienti, così finisce che in molte materie, soprattutto quelle scientifiche, al primo anno di università si fa il ”ripasso” del programma di liceo. Considerata l’entità dei problemi, abbiamo intensificato le attività di orientamento, altrimenti si aggiunge il dramma delle scelte sbagliate». C’è anche chi arriva alle soglie della laurea e non riesce a scrivere la tesi senza disseminarla di strafalcioni.

Le difficoltà continuano quando per i neolaureati arriva il momento di scrivere il curriculum o la lettera con la richiesta di assunzione. Dei livelli di preparazione delle matricole, comunque, si dovrà occupare l’Anvur, l’Agenzia di valutazione del sistema universitario, che ancora non decolla. Intanto, perdiamo per strada migliaia di ragazzi. E quando ci confrontiamo con i Paesi esteri siamo il fanalino di coda: «Nella fascia di età 25-34 anni abbiamo solo 15 laureati contro i 38 della Francia e i 31 del Regno Unito», lo rileva il Consorzio Almalaurea, formato da 40 università italiane.