Manfredi, alla guida dei rettori: «Un piano per 10mila ricercatori e lo sblocco degli stipendi»È Gaetano Manfredi, Magnifico dal 2014 dell’università Federico II, il nuovo presidente della Crui, la Conferenza dei rettori italiani

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Marzio Bartoloni

«Non servono nuove riforme per l’università, stiamo ancora provando ad applicare l’ultima, piuttosto serve un’opera di manutenzione per eliminare diverse storture e soprattutto serve un segnale forte di inversione di rotta a cominciare da un investimento sui giovani con un piano per assumere 10mila ricercatori, più risorse per garantire le borse di studio a chi ne ha diritto per arginare così il crollo di iscrizioni e fondi per eliminare il blocco degli scatti di stipendio fermi da troppi anni, blocco che colpisce soprattutto i giovani ricercatori che oggi guadagnano troppo poco, in media non più di 1500 euro».

Per Gaetano Manfredi, Magnifico dal 2014 dell’università Federico II e da ieri presidente della Crui, la Conferenza dei rettori italiani, la «Buona università» c’è già e si sta realizzando con «i sacrifici di tutti visto che ormai applichiamo costi standard e subiamo tagli da anni». Ora c’è bisogno di investimenti sul sistema «sennò perdiamo quanto abbiamo conquistato».

Un concetto che ha ribadito subito al ministro Stefania Giannini incontrata sempre ieri subito dopo l’elezione all’unanimità da parte dell’assemblea della Crui. Il ministro dal canto suo oltre a fare gli auguri di rito alla nuova guida dei rettori ha promesso che il Governo, «dopo aver rimesso la scuola al centro del dibattito, si impegna a fare altrettanto con l'Università».

Siamo alla vigilia della legge di stabilità che misure si aspetta?

Mi auguro di trovare risposte concrete immediatamente spendibili. La buona università si sta facendo ora e va sostenuta, cominciando da un investimento sui giovani .

Si riferisce al possibile piano straordinario dei ricercatori che potrebbe entrare in manovra?

Sì. Serve un piano su più anni con un investimento di almeno 500 milioni per assumere 10mila giovani ricercatori in modo da ringiovanire e reintegrare la perdita di docenti che c’è stata negli ultimi anni con il blocco del turn over. Questo piano ci darebbe l’opportunità di competere meglio in Europa per conquistare più fondi.

Non c’è il rischio di creare nuovo precariato?

Oggi esistono regole di reclutamento previste dalla riforma Gelmini su cui va aperta una riflessione. Non servono stravolgimenti, piuttosto una manutenzione in modo da evitare ai giovani ricercatori percorsi troppo lunghi per accedere alla cattedra e sgonfiare la bolla di precariato che è stata creata. Credo che almeno al 50% di questi 10mila ricercatori dovrebbe essere garantita la possibilità, attraverso un percorso di tenure track, di diventare professore associato.

C’è poi il crollo negli ultimi anni delle iscrizioni universitarie.

Per questo serve innanzitutto un investimento sul diritto allo studio. La borsa va garantita a tutti gli studenti che hanno i requisiti per averla al di là della localizzazione geografica. La figura dell’idoneo senza borsa è un paradosso inaccettabile. Su questo fronte serve un investimento di almeno 100 milioni