Nobel per la Medicina agli scopritori della rete «Gps» del nostro cervelloPremiati John O’Keefe e i coniugi May-Britt ed Edvard Moser: hanno individuato il sistema che ci permette di avere le coordinate spaziali del luogo in cui ci troviamo

Fonte: Corriere della Sera
di L. Cu.

Nobel per la Medicina a tre neuroscienziati: l’americano John O’Keefe e i coniugi norvegesi May-Britt ed Edvard Moser. Hanno scoperto le cellule nervose che costituiscono il sistema di posizionamento nel cervello: un sistema che ci permette di orientarci, come una sorta di “Gps biologico”, avendo costantemente le coordinate spaziali del luogo in cui ci troviamo. Studi che hanno dimostrato l’esistenza di una base cellulare, organica, anche per le funzioni cognitive più elevate.

«Mi sono messa a piangere»

May-Britt Moser ha saputo di essere stata premiata mentre si trovava nell’Università in cui lavora, a Trondheim in Norvegia. «Ha pianto per un minuto e ha parlato con il suo team» ha detto una portavoce dell’ateneo. «È fantastico, sono ancora sotto choc. Quando me l’hanno detto mi sono messa a piangere» ha ammesso la stessa scienziata. In un audio postato via Twitter sul sito dei Nobel, la scienziata spiega di avere appreso la notizia mentre era in riunione con i suoi collaboratori. Il marito invece era su un aereo diretto a Monaco, in Germania, dunque ha avuto la notizia solo al suo arrivo. «Non sapevo nulla, all’atterraggio ho trovato un rappresentante con un mazzo di fiori che mi ha detto ”Congratulazioni per il premio”» ha raccontato Edvard Moser. Quando ha riacceso il cellulare ha trovato decine di email, sms e chiamate perse. Dal canto suo, May-Britt ha risposto così alla domanda su qual è il segreto di una coppia da Nobel: «L’amore per la scienza, la voglia di conoscere e di capire le cose. Il fatto di condividere gli stessi interessi e di lavorare da così tanto tempo insieme». «Sono ancora sulla Luna» è stato il primo commento a caldo di John O’Keefe. In un’intervista postata sul sito Nobelprize.org, O’Keefe racconta il momento della fatidica telefonata con cui gli è stato comunicato di essere il destinatario, a metà con i coniugi Moser, del massimo riconoscimento per uno scienziato: «Stavo lavorando a casa, alla mia scrivania, come faccio a volte di mattina». Sui 43 anni di attesa dalla scoperta, nel 1971, delle cellule che gli hanno valso il premio, O’Keefe risponde: «Sono stato paziente, d’altronde ho la reputazione di esserlo». E in attesa di esporsi in una conferenza stampa, il neo Nobel conclude: «Per ora mi sto ancora nascondendo in casa».

Cellule di posizionamento

«Come facciamo a sapere dove siamo, come possiamo trovare il modo di andare da un posto all’altro? E come possiamo memorizzare queste informazioni in modo che, la prossima volta, possiamo subito ritrovare lo stesso percorso?»: questo il senso degli studi dei tre scienziati, riassunto dall’assemblea del Nobel durante la conferenza per l’assegnazione del prestigioso premio. Fu John O’Keefe (75 anni), dell’University College di Londra, che nel 1971 individuò il primo componente di questo raffinatissimo sistema, studiando dei ratti liberi di muoversi in una stanza: scoprì che nel loro cervello c’è un tipo di cellula nervosa - nell’area chiamata ippocampo - che si attiva sempre quando una cavia si trova in un determinato posto in una stanza; altre cellule si attivano quando la cavia è in altri punti. O’Keefe concluse dunque che queste “cellule di posizionamento” hanno il compito di tracciare una mappa dello spazio circostante.

Il contributo dei Moser

Trentaquattro anni più tardi, nel 2005, May-Britt ed Edvard Moser, di 51 e 53 anni (entrambi neuroscienziati all’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia di Trondheim, NTNU), individuarono un altro componente chiave di questo sistema: un gruppo di cellule nervose, che chiamarono “cellule griglia”, che consentono un preciso posizionamento e percorso nello spazio. Le loro successive ricerche hanno mostrato che cellule di posizionamento e cellule griglia, insieme, rendono possibile determinare una posizione e muoversi all’interno di ambienti complessi. Inoltre hanno stabilito che le cellule del “Gps” del cervello si trovano soprattutto nella parte inferiore dell’ippocampo, chiamata corteccia entorinale. Tutte insieme queste cellule costituiscono una sorta di griglia esagonale, all’interno della quale ognuna segue diversi schermi. Il risultato è un sistema coordinato per l’orientamento spaziale, spesso non funzionante nelle persone colpite da Alzheimer, che infatti non riconoscono il luogo in cui si trovano. Secondo l’Accademia del Nobel, le ricerche dei tre scienziati hanno risolto un problema che «aveva appassionato per secoli filosofi e scienziati (su tutti Immanuel Kant più di 200 anni fa, ndr), ovvero come il cervello crei una mappa dello spazio che ci circonda».

«Ci fa trovare la strada di casa»

«È una scoperta di grande valore per tutto il mondo animale, che ci aiuta a ritrovare la strada di casa - spiega il genetista Edoardo Boncinelli -. Un riconoscimento di cui si parlava da tempo e che non stupisce. La descrizione di questo sistema di posizionamento localizzato nel cervello è interessante anche perché somiglia sorprendentemente al Gps delle auto: è curioso scoprire che utilizziamo nella vita di tutti i giorni una versione artificiale di ciò che la natura ha già predisposto per noi». Un sistema che sfrutta alcune cellule dell’ippocampo «che si attivano a ogni nuovo passaggio in un posto già noto, ma anche le cellule “griglia” nella corteccia in grado di “triangolare” la nostra posizione all’interno di una mappa mentale». Un Gps mentale cruciale per viaggiatori ed esploratori, «ma anche più in generale per tutti gli animali e gli uomini normali». Solo grazie a questo sistema riusciamo a tornare a casa o a sapere dove trovare il cibo. Senza, saremmo davvero perduti.

Chi sono i tre neuroscienziati

John O’Keefe è nato nel 1939 a New York e ha sia la cittadinanza americana che quella britannica. Laureato in Psicologia fisiologica nel 1967 presso l’Università canadese McGill, si è trasferito in Gran Bretagna dopo il dottorato. Da allora ha lavorato presso l’University College di Londra, dove dal 1987 ha insegnato Neuroscienze cognitive. Attualmente dirige il Sainsbury Wellcome Centre per la ricerca sui circuiti neurali e il comportamento, sempre all’University College. May-Britt è nata in Norvegia, a Fosnavag, nel 1963. Ha studiato Psicologia all’Università di Oslo insieme al futuro marito, Edvard Moser. Nel 1995 ha completato il dottorato in Neurofisiologia, quindi si è trasferita per brevi periodi all’Università di Edimburgo e all’University College di Londra, sempre insieme al compagno (a Londra Moser ha lavorato nel laboratorio di John O’Keefe). Dal 1996 May-Britt insegna all’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia di Trondheim, dove nel 2000 ha avuto la cattedra di Neuroscienze. Attualmente dirige il Centro di Computazione Neurale dello stesso ateneo. Edvard I. Moser è nato nel 1962 in Norvegia, ad Alesund. Ha studiato all’Università di Oslo, dove ha completato il dottorato nel 1995. Nel 1998 ha avuto una cattedra all’Università Norvegese di Scienza e Tecnologia di Trondheim. Oggi dirige l’Istituto Kavli per i Sistemi in neuroscienze nello stesso ateneo. I tre vincitori del Nobel per la Medicina 2014 avevano avuto l’anno scorso il premio Louisa Gross Horwitz della Columbia University.

La quinta coppia da Nobel

L’annuncio dell’assegnazione dei premi è stato dato a Stoccolma, nel corso di una conferenza stampa al Karolinska Institutet. I tre scienziati si dividono il riconoscimento pari a 8 milioni di corone svedesi (oltre 880mila euro): metà va a O’Keefe, metà ai Moser. I premi saranno consegnati durante una cerimonia che si terrà il 10 dicembre, nell’anniversario della morte di Alfred Nobel. Anche l’anno scorso il Nobel per la Medicina era andato a tre scienziati: i due biologi statunitensi James Rothman e Randy Schekman e il tedesco Thomas Südhof, scelti per avere scoperto il meccanismo di trasporto delle sostanze all’interno delle cellule, processo coinvolto in attività importanti come la comunicazione delle cellule cerebrali e il rilascio di insulina. I coniugi norvegesi sono la quinta coppia sposata a conquistare un Nobel, dopo i francesi Pierre e Marie Curie (Fisica, 1903), i francesi Irene e Frederic Joliot-Curie (Chimica, 1911, Irene era figlia di Pierre e Marie Curie) e gli americani Carl e Gerty Cori (Medicina, 1947); infine lo svedese Gunnar Myrdal ha vinto nel 1974 il Nobel per l’Economia e sua moglie Alva Reimer Myrdal il Nobel per la Pace nel 1982. May-Britt Moser è l’undicesima donna a vincere il Premio per la Medicina. Prima di lei ci sono state: Gerty Cori (1947), Rosalyn Yalow (1977), Barbara McClintock (1983), Rita Levi-Montalcini (1986), Gertrude B. Elion (1988), Christiane Nüsslein-Volhard (1995), Linda B. Buck (2004), Françoise Barré-Sinoussi (2008), Elizabeth H.Blackburn (2009) e Carol W. Greider (2009).

Neuroscienze, è l’undicesima volta

Per l’undicesima volta nella sua storia, il Nobel per la Medicina è stato assegnato alle Neuroscienze. May-Britt Moser è inoltre la seconda donna ad essere premiata in questa disciplina, dopo Levi Montalcini. Il primo Nobel assegnato alle Neuroscienze risale al 1906, per la scoperta della struttura del sistema nervoso da parte di Camillo Golgi e Santiago Ramon y Cajal. Da allora sono state premiate scoperte relative al meccanismo di trasmissione degli impulsi nervosi, al processo di differenziamento delle funzioni svolte dai neuroni e da diversi tipi di neurotrasmettitori, all’organizzazione del cervello e alla specializzazione degli emisferi. L’ultimo Nobel per la medicina era stato assegnato alle Neuroscienze nel 2000, per la scoperta del meccanismo di trasduzione dei segnali nel sistema nervoso da parte di Arvid Carlsson, Paul Greengard ed Eric R. Kandel.