Polaris, dai banchi dell’università allo SpazioUn radiatore intelligente e mutaforma per le delicate missioni del futuro: il progetto, pensato da otto studenti dell’università di Padova, sta per decollare dalla base di Esrange, in Svezia

Fonte: Wired.it
di Simone Cosimi

Un innovativo radiatore per applicazioni spaziali o planetarie. Questo è Polaris. Un progetto dietro al quale si nasconde la storia di nove amici, nove ventenni (o giù di lì) dell’università di Padova sparpagliati fra ingegneria aerospaziale, elettrica, elettronica e informatica. Il gruppo è ora pronto a testare il proprio prototipo con una mini missione spaziale a metà ottobre.

Gli esperti dell’Educational office dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea, lo scorso dicembre hanno infatti selezionato Polaris fra centinaia di altre proposte da tutto il Vecchio continente candidate al programma battezzato Rexus/Bexus (Rocket and balloon-borne experiments for university students) nato da una collaborazione tra Agenzia spaziale tedesca, svedese e, appunto, europea.

L’opportunità era troppo ghiotta: la possibilità di sviluppare e testare in ambiente simil-spaziale esperimenti originali riguardanti la scienza o le tecnologie spaziali con un pallone stratosferico (Bexus) o su un razzo suborbitale (Rexus).

Dal 3 al 13 ottobre, dopo un lungo viaggio porterà il team in Scandinavia, si aprirà la finestra di lancio: Polaris volerà appunto sull’enorme pallone stratosferico Bexus-18, un bestione da 14 metri di diametro, decollando dalla base svedese di Esrange, 150 km a Nord del circolo polare Artico.

Il radiatore spaziale di nuova concezione, interamente costruito dagli studenti, servirà a fare meglio e in modo più intelligente quel che fanno i radiatori: dissipare il calore in eccesso prodotto dall’elettronica di bordo e, al contempo, isolare queste delicate componenti da fluttuazioni ambientali. Come noto, nello spazio si passa con estrema facilità da -100° C a +150° C nel giro di alcuni secondi.

Il gioiellino messo a punto dalla squadra padovana, al contrario della maggior parte dei radiatori esistenti, è in grado di modificare attivamente la propria forma. Superando le problematiche tipiche di questi dispositivi (utilizzo di riscaldatori, fluidi o attuatori tradizionali con meccanismi e organi in movimento). Proprio per questo è innovativo: sfodera un’architettura originale a piastra multipla che ne consente un facile controllo meccanico e l’uso di attuatori basati su polimeri elettroattivi, materiali gommosi che promettono bene nella robotica spaziale e che hanno bisogno di bassissima potenza elettrica.

Polaris è la possibilità per noi studenti di poter applicare, dal punto di vista ingegneristico, quanto abbiamo appreso durante questi anni di università – dice Matteo Zorzan, uno degli elementi del team, a Wiredin secondo luogo è una bellissima sfida tecnologica. Partendo dal problema, abbiamo cercato di risolverlo con i mezzi a nostra disposizione e ciò ci ha portato a provare a innovare in un settore molto all’avanguardia quale è quello aerospaziale. Ogni cosa è gestita internamente dal nostro team: dalla progettazione alla comunicazione social uniamo le nostre forze e competenze per riuscire al meglio sotto ogni aspetto. La nostra forza sta proprio nel gruppo.”

A cosa potrebbe servire Polaris? Evidentemente per future missioni planetarie e spaziali e per attività in assenza di convezione: sia in ambiente spaziale che planetario con atmosfera rarefatta, dove vi è forte variazione di temperatura e condizioni di riscaldamento tra giorno e notte.