Tasse universitarie, dal 2003 al 2013 un aumento del 70 per centoUn vero salasso per le famiglie italiane, già abbondantemente “spremute” da una crisi di cui ancora non si vede la fine

Fonte: Universita.it
di Manuela Di Paola

Le tasse universitarie sono in aumento costante, tanto che in un solo decennio – dal 2003 al 2013 – i contributi dovuti da ogni studente alle università italiane hanno fatto segnare un +70 per cento. Un vero salasso per le famiglie italiane, già abbondantemente “spremute” da una crisi di cui ancora non si vede la fine.

La prima spesa per l’università? Per molte aspiranti matricole sono i contributi per poter sostenere il test di ammissione – da poco più di 10 fino ai 100 euro, non rimborsabili in nessun caso – veri e propri tesori per gli atenei italiani, cui hanno garantito dal 2003 un introito del +274 per cento. Poi arrivano le tasse per l’immatricolazione, quella regionale per il diritto allo studio e le due rate della tassa di iscrizione. Un totale che nel 2003 raggiungeva la cifra media di 683 euro e che in soli dieci anni ha visto un aumento del 70 per cento, attestandosi nel 2013 su 1.151 euro.

Cui sommare, ovviamente, le tasse per dottorati, master, corsi di specializzazione e perfezionamento, e i recenti Tfa. Università italiane ricchissime? Tutt’altro. Dal 2008 al 2013 il Fondo di finanziamento ordinario alle università è diminuito del 10 per cento, e la stessa sorte è toccata al numero degli iscritti negli atenei italiani, che ha segnato un -7 per cento. Meno contributi dallo Stato e meno studenti che pagano le tasse universitarie, così le università hanno aumentato le cifre da versare per ciascuno. Con le famiglie costrette a fare sempre più sacrifici per iscrivere i figli e mantenerli fino alla laurea.

Ma il calo di iscritti stava rischiando di tramutarsi in una vera e propria emorragia: per questo, molti atenei hanno deciso di offrire agevolazioni, sconti ed esoneri totali o parziali dalle tasse universitarie in base al voto di maturità, al merito o al reddito. L’ultima – e più innovativa – mossa in questo senso viene dalla Sapienza di Roma, che dall’anno accademico 2014-2015 prevede tasse personalizzate in base al proprio Isee: addio fasce di contribuzione. Mentre, a livello statale, sono in discussione due proposte di legge per ripensare alla contribuzione degli studenti e provare a scongiurare nuovi aumenti come quelli del decennio 2003-2013.