Il computer pensante aiuterà a conoscere l'uomoDalle macchine intelligenti scenari che superano la fantascienza

Fonte: ANSA

Nemmeno l'ombra di macchine ribelli e robot in rivolta contro gli uomini: il futuro annunciato dal computer 'pensante' previsto negli anni '50 da Alan Turing è del tutto inedito e imprevedibile rispetto a quello spaventoso descritto dalla fantascienza. ''Il computer pensante ci aiuta a capire come siamo fatti noi umani'', osserva il il filosofo della scienza Stefano Moriggi, delle università di Bergamo e Milano Bicocca.

''E' un grande risultato delle ricerche sull'intelligenza artificiale perchè segna una tappa fondamentale, prefigurata da tempo'', aggiunge. Un traguardo della cui portata Turing era perfettamente consapevole. Formulando la sua ipotesi, infatti, il padre dell'intelligenza artificiale sosteneva che nel momento in cui una macchina potrà ingannarci simulando risposte umane potremo sostenere che quella macchina sta pensando. Adesso l'esperimento eseguito nella Royal Society ci mette di fronte alla possibilità di creare macchine pensanti. Sembrava un sogno fantascientifico, ma adesso è realtà'', osserva Moriggi.

''Sarebbe un errore - prosegue - ritenere che la produzione di macchine pensanti apra la porta a un futuro nel quale i robot prederanno il potere. E' invece un passo in avanti verso la faticosa opera di comprensione di che cos'è un essere umano''. Questo, spiega il filosofo della scienza, perchè ''se siamo capaci di riprodurre artificialmente una macchina che pensa, abbiamo riprodotto parte di noi stessi''.

In questo senso, ''se l'arrivo della prima macchina pensante sarà confermato, segnerà l'inizio di un dialogo fra uomo e macchina ''dagli sviluppi imprevisti'', nel quale ''l'evoluzione della macchina racconta e ci spiega chi siamo noi''. Il computer pensante ''non è quindi un'operazione prometeica'', ma ''un grande risultato che, se confermato, sarà indubbiamente un passo in avanti enorme verso la realizzazione di computer capaci di pensare in autonomia''.

Ancora molto lontano, ma niente affatto impossibile, il passo successivo che consiste nel realizzare computer capaci di provare emozioni. Anche in questo caso, secondo Moriggi, a spingere su questa strada ''non sono gesti prometeici nè sogni apocalittici, ma gesti di umiltà da parte di ricercatori che offrono ai filosofi materiali utili per capire come siamo fatti''.