Novità dagli atenei: ecco chi aiuta a combattere il caro-facoltàL’anno scorso 130 mila borse di studio. E molti nuovi bandi aprono a giugno

Fonte: La Stampa
di Nadia Ferrigo

Cara università, quanto mi costi. Tra le più grandi preoccupazioni di mamma, papà e maturandi c’è quella di non riuscire ad affrontare le spese degli anni passati sui libri, ancor più impegnative se lontano da casa. 
E così si presenta l’inevitabile questione: e se tentassi con una borsa di studio? Durante lo scorso anno accademico i borsisti erano poco più di 130 mila su un totale di oltre 171 mila idonei: in attesa di scoprire l’entità dei fondi destinati da Ministero e Regioni per il prossimo anno, il primo passo è imparare a orientarsi. I criteri d’accesso sono merito e condizione economica: nella domanda da presentare all’ente per il diritto allo studio regionale va allegato l’Isee, vale a dire l’indicatore della situazione economica equivalente: si calcola il valore della somma dei redditi familiari, oltre al venti per cento del patrimonio mobiliare e immobiliare. 

«La prima regola è informarsi per tempo - commenta Federica Laudisia, ricercatrice dell’Osservatorio sul diritto allo studio del Piemonte -. Le soglie variano, e occhio anche alle scadenze: di solito i bandi aprono a giugno e chiudono a fine luglio, massimo a inizio settembre».
Ad esempio la soglia di reddito è di circa 20.700 euro l’anno in Lombardia, Piemonte e Veneto, fino a scendere a 15.500 euro in Campania, Puglia e Molise. Per dimostrare di essere «meritevoli» e ottenere la seconda rata, bisogna collezionare con gli esami venti crediti entro il 10 agosto. C’è tempo per recuperare fino a novembre, ma fallito il secondo tentativo si deve restituire anche la prima parte della borsa assegnata. 

Presentata la domanda, il momento più delicato è quella della graduatoria. «Per essere sicuri di ricevere un aiuto, meglio vedere quali sono le Regioni che negli anni passati sono riuscite a erogare tutte le borse richieste - continua Laudisia -. L’anno scorso le più virtuose sono state Liguria, Toscana, Marche, Umbria, le province di Trento e Bolzano, Basilicata e Valle D’Aosta. Le peggiori invece Campania, Calabria, Sicilia e Piemonte, che ha raggiunto una copertura di circa il 60 per cento». 

Un discorso a parte va per le tasse universitarie: tutti i ragazzi che risultano idonei ne sono esonerati. Anche l’importo della borsa varia a seconda del tipo di studente, se fuori sede, pendolare oppure in sede, dall’Isee e dall’università: in media il valore è di circa 3.300 euro. C’è anche la possibilità di ottenere un posto letto, il cui costo di solito viene detratto dal totale. Discorso a parte per le mense, che sono invece destinate a tutti gli studenti: per i borsisti gli enti possono detrarre dalla borsa un fisso mensile, oppure garantire le tariffe più basse. 

«Poi ogni anno la richiesta deve essere di nuovo inoltrata - conclude Laudisia - e anche qui è meglio stare attenti alle scadenze. Per orientarsi prima di scegliere a disposizione degli studenti c’è sia il sito web Universitaly, utile per raccapezzarsi anche tra corsi e atenei, e quello dell’Edisu, che permette di accedere con facilità alle pagine degli enti per il diritto allo studio di tutta Italia».