Milano Bicocca e Roma Tre tra le migliori 100 università “under 50”La classifica è saldamente dominata da università del Sud est asiatico e ben 29 Stati sono rappresentati dalle prime cento "nuove istituzioni"

Fonte: Rivistauniversitas.it
di Manuela Borraccino

Tra le migliori 100 università del mondo sotto i 50 anni di età, secondo la classifica del Times Higher Education 100 Under 50, l'Università degli Studi di Milano Bicocca si trova al ventunesimo posto (era al ventitreesimo nel 2013) e, entrata per la prima volta da quest'anno, l'Università degli Studi Roma Tre occupa la centesima posizione alla pari con altri atenei. La graduatoria, spiega Phil Baty - direttore del Times Higher Education - in un'intervista per Universitas, "si basa sulla stessa metodologia utilizzata per la classifica Times Higher Education World University Ranking con la differenza che il peso dato ai singoli 13 criteri (dagli indicatori di reputazione sull'insegnamento alle citazioni sulla ricerca, dal rapporto docenti/studenti alle pubblicazioni internazionali fino al trasferimento di conoscenza e ai fondi per la ricerca dalle industrie) è stato rimodulato per riflettere meglio il profilo di istituzioni più giovani, dinamiche e proiettate verso il futuro rispetto ad università che hanno alle spalle centinaia di anni di eredità e di prestigio".

"La differenza principale - rimarca Baty - è che viene attribuita minore rilevanza ai due indicatori chiave di reputazione, l'insegnamento e la ricerca, a vantaggio di altri requisiti. Così le quattro istituzioni in cima alla classifica, che comprendono atenei della Corea del Sud, Hong Kong e Singapore, hanno delle eccellenti performance negli indicatori più difficili, come ad esempio le collaborazioni internazionali nella ricerca e finanziamenti dalle aziende"

La classifica è saldamente dominata da università del Sud est asiatico e ben 29 Stati sono rappresentati dalle prime cento "nuove istituzioni", ponendo così una seria sfida alla tradizionale egemonia anglosassone. Gran Bretagna ed Australia sono gli Stati più rappresentati, con 14 istituzioni ciascuno (la Gran Bretagna ne ha persi quattro, erano 18 nel 2013; mentre l'Australia è in ascesa con un ateneo in più rispetto ai 13 del 2013). L'India è entrata per la prima volta quest'anno tra le prime cento, mentre sono ben otto le nazioni rappresentate tra i primi "top 10" tra i quali Svizzera, Olanda, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Significativa anche la presenza della Spagna con sette università, Francia e Germania con sei atenei ciascuno, Canada con cinque e Taiwan con quattro. Il Brasile ha un'istituzione tra i primi cento, mentre non compaiono Russia e Cina.

"Milano Bicocca - spiega ancora Baty - ha ottenuto ottimi risultati in questa griglia innovativa di criteri grazie alla forza della sua ricerca, in particolare con il punteggio più alto da quando è in classifica nella categoria dell'impatto di ricerca, che esamina decine di migliaia di citazioni in pubblicazioni di ricerca su milioni di pubblicazioni nell'arco di cinque anni, e che vale il 30% del punteggio totale. I nostri dati ci dicono che l'attività di ricerca della Bicocca sta superando i confini nell'innovazione, con i suoi papers esaminati e condivisi globalmente, contribuendo in modo significativo al sapere accademico globale. Questo indicatore non si basa sul volume della ricerca, ma sulla qualità, ed è pienamente bilanciato su tutte le variazioni disciplinari, in modo da permettere di brillare realmente ad università con un profilo di ricerca specialistica".

L'Università Roma Tre, fondata nel 1992, "ha un punteggio relativamente alto - dice ancora Baty - su quello che chiamiamo mix internazionale, dove esaminiamo il grado di successo di un ateneo nell'attrarre docenti e studenti stranieri in un mercato globale competitivo. Roma Tre ha anche avuto una buona performance nel cosiddetto 'impatto della ricerca': anche se il punteggio è ben lontano da quello di Milano Bicocca, è risultato sufficientemente alto da aver permesso all'università romana di entrare fra le prime cento".

Tra le criticità che restano "aree di miglioramento" per entrambi gli atenei, i redattori della classifica citano in primo luogo "la mancanza di reputazione nella comunità accademica globale, il che si traduce in una sfida per le università italiane per alzare il livello del loro profilo globale".