Alberi geneticamente modificati: rischio di carta OgmAlberi con meno lignina: più facile la lavorazione, meno costosa e con minore inquinamento

Fonte: Corriere della Sera
di Massimo Spampani

Anche la carta sarà Ogm? Probabilmente sì. Non è dato ancora sapere se e quando, ma quello che è certo è che le ricerche in proposito sono avviate e già si vedono i primi risultati. Si stanno infatti progettando alberi geneticamente modificati più adatti a produrre la carta, nei quali cioè la quantità di lignina, che è un impedimento nel processo di produzione, sia inferiore e più «malleabile», in modo che la carta sia prodotta in modo più facile, economicamente vantaggioso e con minor inquinamento ambientale durante il processo di lavorazione. I risultati più recenti sono stati ottenuti da uno studio condotto in collaborazione tra ricercatori delle Università della British Columbia, di Wisconsin-Madison e del Michigan, pubblicati sulla rivista Science.

Lignina
Inutile dire che l’argomento è di quelli che scottano e vede su fronti contrapposti sostenitori e oppositori. «Uno degli ostacoli più grandi per l’industria cartaria, nonché per la nascente industria dei biocarburanti, è un polimero del legno conosciuto come lignina», dice Shawn Mansfield, professore di scienza di legno presso l’Università della British Columbia. «La lignina costituisce una parte notevole della parete cellulare della maggior parte delle piante ed è un impedimento per la lavorazione della carta. Attualmente la lignina deve essere rimossa con un processo che richiede energia e prodotti chimici in quantità significativa».

Più facile da eliminare
I ricercatori quindi hanno usato l’ingegneria genetica per modificare la lignina, introducendo nella sua struttura legami più facili da degradare e rendendola più facilmente eliminabile senza alterare la resistenza dell’albero. Altri tentativi di ridurre la quantità di lignina erano stati fatti in precedenza, sopprimendo geni, ma i risultati erano spesso alberi con crescita stentata o che erano molto vulnerabili a vento, neve e parassiti. «Ora invece è stato ottenuto un risultato unico: alberi adatti alla lavorazione della carta pur mantenendo il loro potenziale di crescita e forza», commenta Mansfield.

in Italia
Alberi di questo tipo potrebbero essere coltivati e commercializzati in Italia e in Europa? La risposta attualmente per l’Italia è no, mentre in altri Paesi europei possono essere coltivati sperimentalmente ma non commercializzati. Oltretutto in Italia non esiste alcuna legge che regolamenta la coltivazione di organismi Ogm, per cui il nostro Paese è stato condannato da Bruxelles. A fare il punto della situazione è Cristina Vettori, dall’Istituto di bioscienze e biorisorse (Ibbr) del Cnr di Firenze e coordinatrice di programma europeo Cost (European Cooperation in Science and Technology), dal titolo Biosafety of transgenic trees, finalizzato allo studio di rischi e opportunità derivanti dall’utilizzo di coltivazioni di alberi geneticamente modificati. Vi partecipano 28 Paesi europei, oltre alla collaborazione di sette non europei.

Il problema dei pollini
«La carta si può fare con tanti altri prodotti», spiega Vettori, «ma la richiesta, con l’aumento della popolazione, è sempre più elevata e sopperire con altri materiali, dagli scarti dell’agricoltura, alghe, altri materiali e carta riciclati, ancora non è sufficiente a coprire la domanda. Oltretutto anche per la lavorazione di questi materiali vengono richiesti prodotti inquinanti», dice la ricercatrice. «Se utilizziamo alberi naturali vengono messe a rischio le foreste con tutti i problemi annessi, visto che le foreste sono i polmoni del pianeta. La selezione naturale degli alberi più adatti alla produzione della carta ha tempi lunghissimi visto che un pioppo, per esempio, prima di essere maturo per riprodursi, impiega otto anni. Con le tecnologie ogm si ottengono alberi con le caratteristiche richieste in maniera più veloce».

Chi si oppone
Gli oppositori però obiettano che i pollini Ogm possono diffondersi e infestare le foreste naturali. E siccome gli alberi vivono per decenni o addirittura per secoli i rischio per gli alberi Ogm è persino maggiore di altri prodotti agricoli geneticamente modificati come la soia e il mais. «I benefici socio-economici devono essere messi in relazione con la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente»,risponde la ricercatrice. «È vero che gli Ogm portano geni non presenti nella popolazione, ma tutto dipende da come si opera. Vanno applicate regole che andrebbero applicate anche indipendentemente dal fatto che gli alberi siano Ogm o meno. In Germania per esempio ci sono popolazioni di Populus tremula, un pioppo naturale, a rischio di estinzione, perché contaminate da coltivazioni di altri pioppi anch’essi naturali. Poiché è noto a che distanza può arrivare il polline vitale, bisogna che le distanze delle coltivazioni siano adeguate. È vero che il polline si può diffondere anche a grandi distanze ma perde la vitalità».

Nuovi dati
Da qui l’esigenza di interrogarsi sugli aspetti della biosicurezza, cioè di comprendere gli effetti ambientali derivanti dall’utilizzo di queste piante, stabilendo specifiche pratiche a tutela dell’ambiente. Tra gli obiettivi del progetto rientra la messa a punto di un database degli alberi Ogm esistenti in ambito Ue ed extra-Ue e, per la prima volta, sono state riunite le informazioni su caratteristiche e luogo di coltivazione di oltre 200 tipologie di piante.