Le lauree italiane rendono il 15% in meno di quelle dei vicini UeIl governatore Ignazio Visco alla presentazione di un rapporto su istruzione e mondo del lavoro. I dipendenti che hanno finito il percorso universitario hanno un reddito del 30% più alto rispetto ai diplomati

Fonte: la Repubblica

Non solo la beffa di faticare incredibilmente a trovare lavoro, come dimostrano i dati che hanno visto raddoppiare il numero di disoccupati laureati con la crisi economica. Laurearsi in Italia rende anche sensibilmente meno che all'estero: "Nel 2010 il rendimento della laurea per i lavoratori dipendenti italiani rispetto a chi ha solo un diploma è stato di poco più del 30%, 15 punti percentuali in meno rispetto agli altri maggiori paesi europei": è quanto ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, anticipando una ricerca dell'Istituto Centrale e precisando che  tale rendimento "è significativamente più basso per i più giovani". Visco partecipa alla presentazione di una ricerca della Anvur, l'Agenzia di valutazione del sistema universitario, e nota che i redditi lordi dei lavoratori dipendenti italiani laureati nel 2010 erano superiori di poco più del 30% rispetto a quelli dei diplomati, appunto quindici punti percentuali in meno rispetto alla situazione presente negli altri grandi Paesi europei.

"Una peculiarità dell'Italia - ha ricordato Visco - è il rendimento significativamente più basso per i giovani, che si attesta all'11% tra i 25 ed i 34 anni, contro il 35% degli altri Paesi europei". Secondo il governatore della Banca d'Italia, "il minore rendimento della laurea in Italia potrebbe essere correlato alla più bassa attività innovativa da parte delle imprese anche se, probabilmente, solo in parte è legato alla difficoltà di reperire lavoratori adeguatamente qualificati. Occorre fare di più - ha proseguito - per stimolare l'attività di ricerca e sviluppo per favorire la crescita anche dimensionale di imprese in grado di competere con successo nel nuovo mercato globale".

Per Visco, "l'Italia è un Paese povero di materie prime che di fatto se deve investire può investire solo in noi, nelle persone, nell'ambiente e nel patrimonio culturale". Il numero uno di Bankitalia ha sottolineato l'importanza di "investire nell'alfabetizzazione informatica e promuovere percorsi formativi verso discipline tecnico-scientifiche", così come la rilevanza "di contrastare l'analfabetismo funzionale". "Non è solo colpa di chi non studia ma anche della struttura produttiva del nostro Paese", ha osservato Visco sottolineando che è necessario "sradicare il circolo vizioso tra basso capitale umano e basso investimento".