californiaIl blocco delle assunzioni e la riduzione dei fondi nelle università sono solo l'ultimo effetto del deficit da 26 miliardi di dollari che grava sullo Stato. Colpita anche la celebre Berkeley

Fonte: La Stampa.it

La California affonda sotto il peso di un deficit multimiliardario e ora trascina con sè anche le sue università.
Da Berkeley a San Diego, gli atenei dell’Università della California sono stati costretti ad annunciare pesanti riduzioni dei fondi disponibili e del numero di assunzioni, per far fronte ai tagli decisi dall’amministrazione Schwarzenegger per chiudere il buco di bilancio da 26 miliardi di dollari che grava sullo Stato.

A Berkeley, la più antica e più importante delle dieci università californiane, le assunzioni sono passate da 100 a 10 all’anno, mentre a San Diego sono state bloccate del tutto. L’Università della California - che insieme alla California State University e alla California Community Colleges è una delle suddivisioni del sistema pubblico di educazione superiore californiano - ha annunciato tagli per 813 milioni di dollari, il 20% del suo budget totale.
Una situazione allarmante, che ha spinto 300 fra docenti a ricercatori a realizzare una pubblicazione, presentata al governatore Schwarzenegger, in cui si dimostra come tagli così pesanti mettano a rischio il primato del sistema dell’Università della California a livello nazionale e come, a lungo termine, possano tradursi in effetti negativi sulla crescita economica dello Stato.

La settimana scorsa il consiglio di direzione del sistema universitario si è visto costretto a varare un piano economico d’emergenza: nel corso del prossimo anno accademico, l’80% dei 180mila dipendenti delle università saranno obbligati a prendere ciascuno fra gli 11 e i 26 giorni di congedo non pagato, provvedimento che aiuterà a coprire circa un quarto del deficit totale.
Ma saranno necessarie numerose altre iniziative per ripianare gli ammanchi: i primi ad essere colpiti, dopo i docenti di ruolo, saranno gli studenti, che avranno meno occasioni di impiego all’interno del campus e tasse più gravose, e poi gli assistenti e i lettori, che in alcuni atenei sono responsabili di oltre il 30% degli insegnamenti.

Ogni università metterà poi in atto misure specifiche di riduzione delle spese: a Berkeley, per esempio, tutte le bilbioteche verranno meno all’antica tradizione di restare aperte 24 ore su 24 durante il periodo degli esami finali, mentre l’Università di Los Angeles ridurrà del 10% il numero dei corsi e aumenterà del 20% quello degli studenti per ciascuna classe.
Ma la misura meno popolare sarà sicuramente l’incremento del 10% applicato alle tasse universitarie: il rischio è che gli atenei di eccellenza dell’insegnamento pubblico diventino sempre più esclusivi e accessibili solo alle classi agiate.