Addio all’era “.com”, d’ora in poi i domini saranno personalizzatiSvolta epocale della Icann. Porte aperte ai caratteri in arabo, cirillico e cinese. Da Apple a Gucci, tra le aziende è già corsa ad aggiudicarsi un’estensione ad hoc

Fonte: La Stampa
di Elisa Barberis

La rivoluzione è appena cominciata. Dopo quasi tre decenni di monopolio incontrastato del “dot com”, il Web come lo conosciamo è pronto a cambiare volto. Segnatevi la data, da oggi chiunque potrà registrare il proprio sito con i nuovi domini “personalizzati”: da “.bike” a “.sexy”, la lista si arricchisce di oltre mille desinenze che vanno ad aggiungersi ai 22 già riconosciuti - come “.org”, “.net” e “.gov” – oltre a quelli riferiti a ogni Paese (“.it”, “.uk” e “.fr”).

La seconda giovinezza delle Rete
La svolta è di quelle epocali. E non solo perché, di fronte alla necessità di far fronte alle migliaia e migliaia di richieste degli utenti, per la prima volta l’Internet Corporation for Assigned Names e Numbers (Icann) ha aperto le porte anche ai caratteri non latini, in arabo, cirillico e cinese. L’ente internazionale no-profit, che assegna gli indirizzi Ip e coordina il funzionamento della Rete, ha dato il vita a una nuova era della personalizzazione. E tra le aziende è già scattata la corsa per conquistare un dominio ah hoc costituito dallo proprio nome. Da Nike ad Apple, da Fiat a Gucci, i marchi più importanti hanno già fatto richiesta da tempo, mentre sarà più complesso l’assegnazione di suffissi più generici e decisamente più ambiti come “.tech” o “.app”.

Dagli anni Ottanta al Terzo millennio, la liberalizzazione dei domini di primo livello si appresta ad essere la più grande manovra di estensione nella storia di Internet. L’idea, secondo gli analisti, è quella di segmentarla per “dirottare” la navigazione degli utenti verso destinazioni certe, creando una sorta di “quartieri online” di gruppi di aree specifiche. Massima indicizzazione, massima affluenza.

Il costo non è certo alla portata di tutti, però: la quota per ottenere un suffisso oscilla da poche decine di dollari a oltre 185mila dollari. Cifra da capogiro che ha subito acceso le polemiche di chi vede nell’operazione il rischio di trasformare il Web in uno spazio riservato a pochi eletti. Ma non è l’unico all’orizzonte: gli esperti vedono il problema più grave nel “cybersquatting”, il fenomeno di registrare domini web riconducibili a marchi noti e coperti da copyright o a personaggi pubblici, con lo scopo di ricavarne profitto dalla compravendita. Da parte sua l’Icann ha promesso che effettuerà rigidi controlli per evitare possibili frodi.

La corsa alla registrazione
Sarà gestita secondo il principio “First come, first served”. Da Aruba a Register, sono tanti i portali che hanno già lanciato nelle scorse settimane un servizio di pre-registrazione dei nuovi domini per aggiudicarsi la priorità quando si darà il via alla fase in cui chiunque potrà comprare l’estensione desiderata. Di circa duemila domini proposti, più di cento già appartengono solamente a Google: non solo i più comuni “.youtube”, “.android” o “.gmail”, tra gli altri il colosso di Mountain View ha fatto richiesta anche per suffissi come “.game”, “.blog” e “.cloud”. Le new entry autorizzate dall’Icann consentiranno alle aziende o al singoli utenti di identificarsi meglio sulla Rete, migliorando la sicurezza del proprio marchio. Fondamentale in un’epoca in cui i consumatori chiedono alle imprese, in cambio di attenzione e fiducia, più interazione e comodità di fruizione delle piattaforme online.

Dalla “a” di “.academy” alla “z” di “.zone”, passando per “.guru”, “.holiday” e “.luxury”, l’elenco si allunga di ora in ora. Il prossimo passo sarà la geolocalizzazione: la città di New York sarà la prima al mondo a possedere un proprio dominio “.nyc” che distinguerà solo i siti dei residenti nella Grande Mela. Uno strumento in più per promuovere un determinato territorio, così come la regionalità dei prodotti e delle piccole aziende che operano in un’area geografica ristretta.