MIUR, pubblicata la relazione conclusiva sulle università telematicheMolteplici criticità da risolvere

Fonte: Rivistauniversitas.it
di Antonella Lorenzi

Il MIUR ha pubblicato la relazione conclusiva della Commissione di studio sulle problematiche relative alle Università Telematiche, istituita a giugno del 2013. La relazione ne evidenzia le maggiori criticità, riassumibili nella carenza quantitativa del personale docente, nel massiccio ricorso al personale ricercatore a tempo determinato e nel mancato svolgimento dell'attività di ricerca. L'intero fenomeno della nascita e dell'improvvisa proliferazione degli Atenei a distanza è stato caratterizzato - ad avviso degli analisti - da una convulsa produzione legislativa a partire dal 2002, cui ha fatto seguito una sovrapposizione di fonti normative di diversa provenienza (sovranazionale, nonché legislazione primaria e secondaria), che si sono occupate di disciplinarne singoli aspetti più che regolamentare in modo organico la materia, originando un panorama piuttosto frammentario e a tratti non omogeneo.

In particolare la Commissione ha annoverato, tra le principali negatività:
- l'assenza di criteri determinati e chiari per la valutazione dell'offerta formativa, (specie con riferimento agli sbocchi professionali), nonché di regolamentazione in materia di istituzione di Scuole di Dottorato e di definizione di parametri per la valutazione dell'attività di ricerca;
- l'assenza di vincoli previsti per il reclutamento di docenti e ricercatori universitari, in particolare in merito all'assunzione per chiamata diretta (e relativo, eventuale passaggio nelle Università statali);
- l'assenza di un programma di attività da realizzare consorziandosi con altre Università non telematiche, statali e non statali.

Sono state inoltre rilevate forti disparità di trattamento tra tale tipologia formativa e le Università tradizionali nelle procedure da seguire per l'istituzione dei corsi e per il relativo avvio, libero dai vincoli temporali ai quali sono soggette invece le Università, che erogano corsi in presenza. Tra le principali lacune della realtà italiana, rispetto alle altre similari europee, gli esperti hanno annoverato proprio la mancanza di ricerca tematica e metodologica sull'apprendimento a distanza, l'accreditamento ex ante senza verifica dell'attività di ricerca, la non idoneità delle modalità di svolgimento degli esami di profitto, a garanzia del raggiungimento delle specifiche competenze, e la rilevata minore preparazione posseduta da tale tipologia di laureati rispetto a quella dei colleghi delle Università tradizionali.

Tra le proposte e i suggerimenti - da realizzare possibilmente con nuova delega al Ministro per il riordino della materia e con la predisposizione, seppure tardiva, del Regolamento previsto dal D.L.262/200 - la necessaria introduzione - a partire dal Piano triennale 2013/15 - di criteri più stringenti per la creazione, la conferma o la cassazione di tali corsi, da sottoporre ai rispettivi Comitati regionali di coordinamento.