saviano«Spesso mi dicono che dalle serate passate ad ascoltarmi si esce sconfortati. Allora mi sono ripromesso di chiudere con una nota di speranza»

Fonte: Il Messaggero

Ha fatto il tutto esaurito, ieri sera, Roberto Saviano. Delle duemila persone alla Basilica di Massenzio per la serata conclusiva dell’ottava edizione del festival internazionale “Letterature” nessuna si è fatta spaventare dall’eventualità dello sconforto.

Erano in fila, alcuni dalle cinque del pomeriggio, fino a formare una cintura intorno al Colosseo per sentire cosa aveva da dire il trentenne più famoso dello Stivale su L'Italia che ci riguarda. Alle nove e venti, riempito fino all’orlo, l’eccezionale contenitore del festival era pronto per accogliere la guest star. Sì perché davvero di divo stiamo parlando, se si pensa che l’atmosfera di attesa era da concerto rock.

Una ragazza si è anche sentita male facendo la fila per accaparrarsi uno dei duemila biglietti a disposizione. Sonia, classe ’61, napoletana di nascita e romana d’adozione, si è laureata in Lettere e Filosofia nella stessa università di Saviano. «Non me lo potevo perdere, è troppo importante sentirlo, per mille motivi che non c’è bisogno di dire». Nessuna speciale misura di sicurezza, né controlli all’entrata. Sorveglianza sparsa tra il pubblico e verifiche precedenti all’arrivo degli spettatori, poi chiunque ha potuto transitare indisturbato, con borse, zaini. Una scelta.

La serata è iniziata con il saluto dell’assessore capitolino alla Cultura, Croppi - in prima fila con Veltroni e Franceschini - che, a nome del sindaco Alemanno (atteso ma assente per impegni sopravvenuti) ha annunciato che a Saviano verrà conferita la cittadinanza onoraria della città di Roma. Poi l’intensa lettura di Anna Bonaiuto, che ha preceduto l’ingresso dello scrittore con le parole del suo ultimo libro, “La bellezza e l'inferno”, uscito meno di un mese fa per i tipi di Mondadori. Il Festival, ideato da Maria Ida Gaeta con la regia di Fabrizio Arcuri, era dedicato quest’anno al rapporto tra la Terra e Luna, in omaggio ai quarant’anni dal primo allunaggio, ma ieri sera l’attenzione era tutta qui, sulla Terra.

Tutti in piedi quando Saviano, con gli occhi lucidi, le mani sulla testa, è salito sul palco con due uomini della scorta. Una standing ovation durata a lungo, emozionata e sincera. «Cavolo, non mi aspettavo tutto questo. Grazie, grazie ancora. Stasera non leggerò, perché non sono capace. Ma cercherò di fare un racconto di una parte del Paese attraverso le foto fatte da un amico, Alberto Giuliani, nei paesi criminali, quelli meno raccontati. Attraverso queste foto credo di riuscire a mappare una situazione. Quella di un’Italia che ci riguarda. Un Paese governato dalla provincia, non dalla città. Un Paese in cui la morte è giovane».

Qual è la nota di speranza promessa? «Mi rispondo come Enzo Biagi mi disse una volta, mutuando la frase da Elio Petri: la miglior forma di resistenza è fare bene le cose». Conclusione con la poesia I giusti di Borges. Poi, di nuovo, tutti in piedi ad applaudire.