soccorsiIl professore Emanuele Tondi, del dipartimento di Scienze della Terra: "Non siamo davanti a una nuova serie di eventi tellurici significativi, ma solo al proseguimento di quella già in atto da mesi, e che potrebbe continuare per altri mesi ancora"

Fonte: il Resto del Carlino

"La crisi sismica in atto e che ha provocato il terribile terremoto dell’Aquila il 6 aprile scorso durerà ancora per diversi mesi". Lo afferma all’Agi il professore Emanuele Tondi, docente di ‘Rischio terremoti presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Camerino.

"Negli ultimi giorni, con le nuove scosse che hanno interessato l’aquilano ma anche altre zone della zona assiale dell’Appennino centrale - sostiene Tondi - nell’ambito della stessa crisi sismica che è sempre attiva, c’è stato solo uno spostamento verso nord dell’area epicentrale del movimento, soprattutto nelle zone di Montereale, Cittàreale e Campotosto.

Ma non siamo in presenza di una nuova serie di eventi tellurici significativi che sono appena partiti, ma solo davanti al proseguimento di quella già in atto da mesi, e che potrebbe continuare per altri mesi ancora". Tondi non si sbilancia, ma comunque afferma che "nessuno può escludere, data la continuità e la complessità di questo processo, nell’ambito del sistema delle faglie che va da Colfiorito a Norcia e all’aquilano, in direzione nord-sud che lungo questo asse si possano verificare altre scosse di notevole entita".

Per l’esperto comunque, è più probabile che se un nuovo terremoto importante, di almeno 5 o 6 gradi di magnitudo, dovesse verificarsi, "non avverrà all’Aquila ma più a nord, nella zona dove già ci sono segnali rilevanti dell’evoluzione della crisi sismica. In queste zone si possono generare eventi anche superiori a quelli del 6 aprile".

E aggiunge: "La Protezione civile sa quello che deve fare. Piuttosto, forse in quelle aree lì, tra l’Abruzzo e il Lazio, occorrerebbe verificare la situazione reale degli edifici locali e i rischi connessi con una scossa di forte intensità.