Lettori madrelingua manifestano a Roma: Più di duecento lettori madrelingua stranieri hanno manifestato davanti al Miur prima di essere ricevuti dai rappresentanti del Ministero. Al centro le situazioni definite intollerabili che in numerosi atenei italiani hanno costretto i docenti a rivolgersi in Tribunale

Fonte: Ustation.it
di  Michele Spalletta

“Un atto di fiducia verso il Governo”. E’ questo il significato della manifestazione che ieri pomeriggio (giovedì 27 giugno) ha portato gli insegnanti stranieri madrelingua che lavorano nelle università italiane a manifestare davanti al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Manifestazione che non ha precedenti in Italia.

In più di duecento, con striscioni, le bandiere dei propri paesi di provenienza, famiglie e colleghi italiani al seguito, hanno voluto portare personalmente all’attenzione del ministro Carrozza la situazione di discriminazione che vivono gli insegnanti madrelingua negli atenei italiani.

Dal nord al sud del Paese le problematiche sono le più disparate. Dai licenziamenti di tutti i colleghi all’Università di Cassino ai bruschi tagli di stipendio, fino a oltre il 50%, negli atenei di Siena, Lecce, Catania e Bergamo, dalla cancellazione del 60% dello stipendio dal calcolo per la pensione e il TFR dei docenti madrelingua di Firenze, Bologna e Verona alla proliferazione di forme contrattuali precarie che sviliscono l’impegno e la professionalità di docenti dal curriculum spesso ragguardevole.

Ma al termine della giornata di ieri quello che rimane è soltanto la fiducia nei confronti del Governo visto che, dall’incontro della delegazione di docenti con i rappresentanti del Miur, non è venuta fuori alcuna novità concreta, almeno fino ad ora. Solo la presa di consapevolezza che il problema esiste, un po’ in tutta Italia, e che le strade da percorrere non sono semplicissime.

Innanzitutto per la complessità e varietà delle situazioni che pongono dei problemi di natura tecnica e normativa, relativi, ad esempio, all’inquadramento contrattuale dei docenti madrelingua alla luce anche della riforma Gelmini.

A preoccupare il Ministero però ci sarebbe anche la questione economica. Il reintegro delle condizioni precedenti per tutti i docenti madrelingua che hanno subito decurtazioni o adeguamenti contrattuali al ribasso costerebbe una cifra notevole che, in un momento di spending review generale e nel mezzo di una crisi economica, non è una problematica di poco conto.

“Noi pensiamo che è sempre meglio prevenire piuttosto che curare” fa sapere la FLC Cgil che ha portato avanti la battaglia, al Ministero come a Bruxelles. Il Ministero ha già aperto un’istruttoria con ricognizioni su tutto il territorio nazionale, mentre l’Europa sta valutando l’apertura di una procedura di infrazione contro il governo italiano.

“Il costo di oggi – prosegue la nota della sigla sindacale - sarà sicuramente inferiore a quello che si verrà a creare domani se, come sta succedendo, si riaprono contenziosi nei tribunali italiani e davanti alla CGE. Nei tribunali e alla CGE i lettori/CEL di madrelingua hanno sempre vinto e quindi le loro rivendicazioni sono legittime e non pretestuose”.

E di docenti madrelingua che si sono rivolti ancora una volta ai tribunali non ne mancano. Su Ustation abbiamo già raccontato il caso di Catania. I docenti sono fiduciosi nell’esito del ricorso d’urgenza presentato al tribunale del Lavoro del capoluogo etneo. L’udienza è stata appena un mese fa e a breve dovrebbe uscire la sentenza.