S’allunga la speranza dei malati di AidsIl professor Di Perri: “Oggi basta una compressa al giorno per vivere fino a 80 anni”

Fonte: La Stampa
di Marco Accossato

Nella lotta all’Aids, l’Italia è la prima nazione al mondo per aspettativa di vita. La speranza di sopravvivenza di un malato comincia ad avvicinarsi molto alla lunghezza della vita media di una persona non malata. Lo rivela lo studio internazionale Conference on Retrovirusis and Opportunistic Infections (Croi) presentato ad Atlanta e descritto questa mattina a Torino durante il congresso nazionale sull’Aids.

La situazione in Europa
«In Europa - spiega il professor Giovanni Di Perri, presidente del Congresso e consigliere della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali - la differenza non è particolarmente rilevante: Francia, Spagna e Germania presentano dati più o meno simili. Sorprende invece lo scarto italiano, in positivo, con i dati degli Stati Uniti». Sono cambiati anche i costumi sociali: «L’hiv si trasmette sempre di più con i rapporti sessuali, mentre negli anni Ottanta era soprattutto causata dallo scambio di siringhe infette: oggi l’80 per cento delle nuove infezioni deriva da rapporto sessuale non protetto». Inoltre, «l’età media dei pazienti è di 30-40anni, mentre fino al 2000 fa era tra i 20 e 30anni». Un dato importante, «perché sembrerebbe che i nostri pazienti stiano “invecchiando naturalmente”, con tutti gli acciacchi e le malattie legate all’età».

Nuove terapie
Obiettivo del congresso torinese è favorire i collegamenti tra ricerca di base e pratica clinica per l’ottimizzazione della cura, rilanciando una stretta collaborazione scientifica: «La fase che stiamo attraversando – prosegue Di Perri - si caratterizza per una certa dicotomia fra la ricerca dell’industria farmaceutica e nuove soluzioni non convenzionali di terapia. Da una parte la ricerca industriale porta a nuove soluzioni farmaceutiche più tollerate e più comode da assumere, come ad esempio la disponibilità di una singola compressa contenente tre farmaci, e quindi l’intera terapia da assumere solo una volta al giorno. Dall’altra numerosi ricercatori clinici stanno perseguendo strategie di induzione-mantenimento, ovvero caratterizzate da un inizio di terapia regolare con tre farmaci e successivamente, una volta ottenuto un certo grado di beneficio iniziale, dalla prosecuzione con due o addirittura un solo farmaco in modo da alleggerire l’impegno terapeutico del paziente, l’eventuale tossicità a lungo termine della terapia e quindi anche riducendo i costi della stessa». 

Il futuro
«Basta una compressa al giorno per vivere bene, anche fino a 80 anni», è il messaggio che arriva da Torino. Largo spazio, durante il congresso, è stato dato a una delle più importanti novità nell’ambito della ricerca scientifica, la terapia antiretrovirale, in grado di bloccare la moltiplicazione del virus Hiv, ripristinando contemporaneamente le difese immunitarie. Una terapia grazie alla quale le condizioni di vita del paziente cambierebbero notevolmente nella quotidianità della cura.