ahmadinejadLa scrittrice Afkhami: «Rivoluzione guidata dal web in cui la parte del leone spetta al gentil sesso

Fonte: Corriere della Sera
di Alessandra Farkas

NEW YORK (USA) - Il divertente montaggio fotografico, pubblicato sul blog dell’influente commentatore americano Andrew Sullivan, sotto il titolo 'Il topo che ruggisce', mostra il dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad che si rifugia sul tavolino del suo ufficio a Teheran per scappare da un minaccioso mouse bianco (in inglese mouse vuol dire anche topo).

L’allegoria dietro quell’immagine è chiara. «Il topo bianco è il simbolo delle donne iraniane», spiega al Corriere.it Mahnaz Afkhami, scrittrice, attivista ed ex-ministra iraniana per gli Affari delle donne prima della rivoluzione khomeinista, oggi esule in America dove dirige l’influente NGO Women's Learning Partnership. «Se è vero che in Iran stiamo assistendo alla prima rivoluzione guidata da Internet della storia - aggiunge - la parte del leone spetta indiscutibilmente al gentil sesso».

BLOG - Non è un caso che sulla copertina dell’ultimo numero di Time Magazine l’insurrezione in atto oggi in Iran ha il volto di una donna. In uno dei paesi con più alto tasso di laureati e cibernauti al mondo (dove il 70% della popolazione ha meno di 30 anni) alcuni dei blogger più autorevoli ed agguerriti sono donne. Una miriade di siti al femminile, alcuni in farsi e in inglese come http://www.meydaan.com/ e http://www.feministschool.com/english/, altri multilingue - farsi, inglese, spagnolo, francese, italiano, tedesco – come http://www.4equality.info/english/ servono da bussola ai dimostranti durante le proteste di questi giorni. «Ogni giorno il regime li oscura e ogni giorno le donne usano la loro astuzia tecnologica per tenerli aperti», precisa la Afkhami. E aggiunge: «Dopo aver portato su Obama, il web farà cadere Ahmadinejad». Più che di un partito politico, si tratta di un movimento, un network con milioni di simpatizzanti che hanno organizzato una capillare campagna porta a porta, raggiungendo tutte le iraniane, dall’elite accademica alle casalinghe. Sono state loro le prime a scagliarsi sul web contro Ahmadinejad che, subito dopo essere stato eletto nel 2005, è corso a cambiare il nome del Ministero per la Partecipazione delle Donne in «Centro degli Affari Femminili e della Famiglia». Dopo aver limitato l’accesso delle studentesse alle università, il presidente iraniano ha proposto una legge per consentire agli uomini di divorziare dalla moglie senza neppure informarla e senza versarle gli alimenti.

CORAGGIO - Il coraggio di queste blogger nell’attaccare apertamente la teocrazia patriarcale - sfidando l’arresto in massa come già durante la carica di un milione di firme - è stato secondo Time Magazine uno dei fattori che ha spinto l’ayatollah Ali Khamenei ad ipotizzare una riconta – anche se parziale - dei voti in un paese in cui la “polizia morale” continua a perlustrare le strade in cerca di donne truccate o senza velo. E dove i dodici membri – tutti uomini - del Consiglio dei Guardiani, non hanno permesso ad alcuna donna di candidarsi.