Insegnanti del futuro, tirocini attivati solo sulla cartaGli insegnanti devono abilitarsi con il Tirocinio Formativo Attivo ma, solo dopo aver pagato la prima rata della quota d'iscrizione, i tirocinanti di lingue orientali hanno scoperto che nessuna scuola ha previsto l'attivazione della loro esperienza didattica

Fonte: Corriere della Sera
di Piero Riccardi, Ernesto Pagano

Da quest'anno, nei licei di molte regioni italiane dovrebbero fare la loro comparsa apprendisti insegnanti di arabo, cinese, giapponese, russo e altre lingue extraeuropee.
Questo prevede il programma del Tfa - Tirocinio Formativo Attivo -, erede della vecchia Ssis, nato per formare gli insegnanti del futuro di scuole elementari, medie e superiori che, una volta abilitati, potranno partecipare a un eventuale “concorsone”. Diverse università, tra cui la Sapienza di Roma, li hanno attivati quest'anno.

Sono diverse decine gli arabisti e i sinologi che hanno superato un concorso di tre prove, partito lo scorso giugno e finito solo a dicembre.
Ma per loro adesso ci sono ben poche certezze. Sì perché finora non c'è una sola scuola che ha dato la disponibilità per accogliere i tirocinanti di lingue orientali. L'unica cosa certa è la retta da pagare alle università: dai 2000 ai 2500 euro.

Peccato che secondo il decreto attuativo (DM 4 Aprile 2011 n. 139), le università attivano i Tfa previa presentazione della convenzione con le scuole che forniranno i tutor per seguire i tirocinanti. Ma come si fa a fornire dei docenti tutor di arabo, per di più con contratto a tempo indeterminato come chiede il decreto, quando l'arabo nelle scuole italiane non si è mai insegnato prima d'ora?

All'ufficio scolastico regionale della Toscana ammettono che la cosa “è piuttosto difficoltosa” e che sono al vaglio delle soluzioni alternative, come ad esempio reclutare dei tutor esterni. Ma – assicurano – l'elenco delle scuole convenzionate per accogliere i tirocinanti non c'è nemmeno per le altre classi di concorso. Come a dire, mal comune, mezzo gaudio.

Certo per le lingue “orientali” sembra che i problemi siano ancora di più. All'Università per Stranieri di Siena hanno ammesso che «la novità del corso di Tfa per le lingue orientali rappresenta una sfida, e il fatto che non siano state date dal ministero dell’Istruzione delle indicazioni precise sul presente e sul futuro ci impongono una necessaria cautela».

Nessuna cautela invece nel chiedere agli studenti di sborsare oltre 2000 euro per un corso del quale al momento non si vedono gli sbocchi e che obbliga i “tirocinanti”, spesso pendolari o lavoratori precari, alla presenza obbligatoria alle lezioni frontali.

A Roma, ad esempio, alla Sapienza, si viene da Napoli, da Salerno e persino dalla Sicilia e così oltre ai 2500 euro richiesti dall’Università si devono aggiungere i costi dei viaggi settimanali, del vitto e dell’alloggio. Spesso poi, si mette a rischio anche il posto di lavoro precario. «Io mi sto giocando le ferie per seguire il corso» ci dice A. C. , «ma tra poco il posto lo perderò perché con il prossimo modulo dovrò essere presente tutti i giorni». «Stanno giocando sulla nostra pelle», dicono «questa è l’Italia».

Per ora restano appesi i sogni di chi ha visto in questo tirocinio la speranza di poter terminare una vita da precario e avviare un percorso di formazione che gli permetta di fare “un mestiere finalmente stabile e gratificante”. Quanto stabile e gratificante sia il mestiere d'insegnante, coi tempi che corrono, resta tutto da vedere.