E’ la settimana di Darwin e dell’allarme asteroideDomani nel mondo in alcune città italiane si celebra il “Darwin Day”, un modo per ricordare che senza il darwiniano concetto di evoluzione non esisterebbe la biologia moderna

Fonte: La Stampa
di Piero Bianucci

Charles Darwin nacque il 12 febbraio 1809. Per questo domani nel mondo e – c’è quasi da stupirsi – anche in alcune città italiane si celebra il “Darwin Day”, un modo per ricordare che senza il darwiniano concetto di evoluzione non esisterebbe la biologia moderna. Tre giorni dopo, venerdì 15, un asteroide sfiorerà la Terra, passando al di sotto dell’orbita geostazionaria dove lavorano i satelliti per telecomunicazioni, televisione intercontinentale e previsioni meteorologiche.
E’ difficile immaginare due eventi più diversi. 

Eppure qualche correlazione esiste. Il quinto dei dieci figli di Charles Darwin (non si può dire che a letto abbia trascurato la lotta per la sopravvivenza del suo genoma) fu astronomo. George Darwin (1845-1912) non si occupò propriamente di asteroidi ma elaborò una teoria sull’origine della Luna immaginando che si sia staccata dalla Terra per forza centrifuga quando, in tempi remoti, il nostro pianeta ruotava su se stesso più rapidamente. 

L’altra correlazione è più immediata. Sembra, infatti, che l’impatto di asteroidi sulla Terra abbia fortemente influenzato l’evoluzione causando periodiche estinzioni di massa che favorirono l’affermarsi di nuove specie. Noi stessi, in quanto mammiferi, avremmo fruito della scomparsa dei dinosauri in seguito allo scontro con un pianetino avvenuto 65 milioni di anni fa.

A correlare le due correlazioni, si può aggiungere che oggi la teoria prevalente sull’origine della Luna dà in parte ragione a George Darwin perché in effetti si ritiene che il nostro satellite si sia formato da materiali provenienti dagli strati esterni della Terra, ma a strappare questi materiali lanciandoli nello spazio sarebbe stato proprio l’impatto di un grosso asteroide, grande quanto Marte, più di 4 miliardi di anni fa.

Domani il compleanno di Darwin sarà festeggiato a Genova discutendo sull’evoluzione dell’evoluzione e a Trieste con una conferenza sulle preferenze musicali. A Torino il 13 febbraio a parlare di Darwin sarà Edoardo Boncinelli, che prenderà spunto dal suo ultimo libro, “La scienza non ha bisogno di Dio”. Il 14 febbraio a Roma è in programma “Orgasmo e pregiudizio” con Salvadorini e Turriziani Colonna. Seguiranno iniziative in ordine sparso a Casalecchio di Reno e Bari (15 febbraio), Pisa (16 febbraio), Venezia e Milano (18 febbraio).
Potete però celebrare Darwin in anche a casa vostra compiendo contemporaneamente un atto di giustizia storica se leggerete la biografia di sua moglie, Emma Wedgwood, scritta dalla naturalista Chiara Ceci (Sironi Editore, 242 pagine, 18 euro). 

Emma non fu soltanto compagna devota, madre premurosa e, considerando i malanni veri e immaginari di Charles, una brava badante. Emma, che era anche cugina del marito, ebbe un ruolo decisivo nella stesura e pubblicazione delle opere sulla teoria dell’evoluzione, e prima ancora nella loro maturazione e discussione. Fu, inoltre, una padrona di casa efficientissima nell’ospitare e sfamare gli scienziati in contatto con Charles, il quale, dopo l’avventuroso giro del mondo a bordo del “Beagle”, lasciava malvolentieri la propria abitazione.
Il libro di Chiara Ceci, che ora vive a Cambridge e lavora alla Royal Society of Chemistry, è ricco di informazioni sull’ambiente e sull’epoca che fanno da sfondo a Darwin. Quello di Emma e Charles fu amore vero.

In una lettera che gli scrisse nel 1839 subito dopo il matrimonio Emma, donna intimamente religiosa, si domandava se Charles non fosse troppo rigido nell’applicare il metodo scientifico anche a questioni che avevano a che vedere con la fede: temeva che l’atteggiamento scettico del marito li condannasse a non trascorrere l’eternità insieme. Charles portò quella lettera nel taschino per anni, le pieghe consunte dicono quanto l’abbia letta e meditata, e in calce ad essa annotò: “Quando sarò morto, sappi che molte volte ho baciato e pianto su questo foglio”. E nel suo diario all’11 novembre 1838 c’è l’appunto: “il più bello dei giorni”. Lo scrisse subito dopo la dichiarazione d’amore a Emma e il consenso di lei a sposarlo.

E ora veniamo all’asteroide, premettendo che non è destinato in nessun modo a influire sull’evoluzione biologica come forse avvenne nel caso dei dinosauri. Di vero c’è che venerdì 15 febbraio alle 19,24 (ora italiana) l’asteroide 2012 DA14 transiterà a soli 27 700 km dalla superficie terrestre, al di sotto dell’orbita dei satelliti geostazionari, che orbitano a 35 800 km. 

Tutto qui. Il rischio di impatto è zero sia sulla Scala Torino sia sulla Scala Palermo. Ciò non toglie che l’avvicinamento è pur sempre eccezionale. In media ci aspetta un oggetto di queste dimensioni in transito a distanza così breve ogni 40 anni e in collisione col nostro pianeta una volta ogni 1200. Del 1908 è l’impatto atmosferico di Tunguska che distrusse migliaia di chilometri quadrati di foresta siberiana. Secondo Donald K. Yeomans, del NEAR Earth Object Program della NASA, “dagli anni ‘90, cioè da quando sono iniziate osservazioni regolari dello spazio attorno alla Terra, non avevamo mai osservato un oggetto così grande e così vicino”.

Scoperto durante il precedente avvicinamento alla Terra la notte tra il 22 e il 23 febbraio 2012 da telescopi robotizzati, 2012 DA14 è una roccia di 40-50 metri di diametro con una massa stimata di 130.000 tonnellate, paragonabile a quella di un grande edificio. Il transito del 2012 avvenne a una distanza pari a sette volte quella della Luna, cioè a circa 2,6 milioni di chilometri dalla Terra. Il periodo orbitale, attualmente di 368 giorni, dopo il prossimo passaggio si ridurrà a circa 317 giorni e 2012 DA14 cambierà la sua classe orbitale diventando, da asteroide di tipo Apollo, un asteroide di tipo Aten . Per almeno tre decenni non ci saranno altri incontri ravvicinati. La velocità di 2012 DA 14 sarà di 12,73 km/s, la magnitudine apparente nel punto più ravvicinato sarà 7,6, mettendola alla portata di un binocolo. Dall’Italia dovrebbe essere possibile fotografarlo la sera del 15 alle 21,45, nell’Orsa Maggiore, quando sarà di magnitudine 8.