Università, diritto allo studio: fumata nera nella Stato-RegioniIl ministro Profumo: «Il decreto su borse di studio si farà»

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Marzio Bartoloni

Fumata nera nella Stato-Regioni sul decreto della discordia sul diritto allo studio che riforma i criteri di accesso alle borse di studio. Su richiesta dei governatori l'esame del provvedimento è stato rinviato al 21 febbraio. Appena tre giorni prima del voto.
Ma il ministro dell'Università, Francesco Profumo, assicura: «Il prossimo 21 febbraio il decreto sulle borse di studio si farà per dare più risorse al diritto allo studio». De resto, il ministro, aveva parlato di equivoci e «cattiva interpretazione» delle misure: secondo Profumo il provvedimento non taglia le borse di studio, ma le aumenta (dalle attuali 115mila a 140 mila).

Rivisto il meccanismo dei requisiti di reddito
Il nuovo testo del decreto non ha convinto le Regioni. Da qui la scelta di prendersi altre due settimane di tempo per esaminare la nuova formulazione del testo inviato ai governatori. Nel Dm sono state inserite diverse modifiche chieste proprio dalle Regioni: in particolare è stato rivisto il meccanismo dei requisiti di reddito che erano stati articolati nella precedente versione con soglie diverse in base all'area geografica. Un meccanismo che aveva scatenato molto proteste. Nel nuovo decreto restano tre scaglioni Isee per accedere alle borse di studio, ma scompare la divisione tra Sud, Centro e Nord. Saranno le Regioni a decidere a quale scaglione adeguarsi: 15mila-17mila euro; 17001-19mila euro; 19.001-21mila euro.

Studenti in rivolta in tutta Italia
Intanto proseguono le proteste degli studenti. La giornata di ieri è stata scandita da assemblee nelle residenze e nelle mense universitarie. A Bologna sono state chiuse simbolicamente con dei lucchetti le porte dello studentato dell'ateneo cittadino. Mentre oggi sotto lo slogan «Smaschera Profumo, stoppa il decreto» gli studenti dell'Udu hanno organizzato un sit in con maschere e cartelloni sotto la Conferenza Stato-Regioni per protestare contro il decreto Profumo.