Eurispes 2013: meno studenti universitari e più ricercatori italiani all’esteroRisulta in forte deficit il saldo tra i ricercatori stranieri che scelgono il nostro Paese e quelli italiani diretti verso destinazioni estere

Fonte: Rivistauniversitas.it
di Luigi Moscarelli

Il Rapporto "Italia 2013" di EURISPES, presentato a Roma il 31 gennaio 2013 mostra un Paese la cui difficile situazione economica non fa attribuire le giuste risorse alla ricerca scientifica e alla formazione del capitale umano, elementi imprescindibili nella competizione internazionale. I dati ISTAT e MIUR presentano un'Università meno attrattiva rispetto al decisivo incremento registrato negli anni subito successivi all'introduzione dei cicli di studio. Rispetto al tasso di passaggio record (74,4%) dell'a.a. 2003/04 si è passati al 52,1% dell'a.a. 2011/12.

La propensione o meno di proseguire gli studi dopo la maturità appare influenzata da una serie di fattori e di motivazioni, tra cui:

- il timore che la laurea non assicuri più di per sé l'inserimento occupazionale: nel 2011, infatti, il tasso di disoccupazione è risultato più elevato per i laureati (16%) rispetto ai diplomati (12,6%);

- relazione positiva tra PIL pro capite e propensione al proseguimento degli studi: i valori più bassi sono registrati nelle province dell'Italia meridionale e insulare (Trapani, Agrigento, Catania e Brindisi) e quelli più alti al Settentrione (Milano, Bologna, Modena e Mantova), anche se i residenti di province maggiormente afflitte da disoccupazione sono più propensi agli studi universitari;

- presenza o meno di un Ateneo nella provincia di residenza: fattispecie che consente alle famiglie di evitare i costi aggiuntivi dei fuori corso;

- tipologia e votazione della maturità conseguita: queste sono variabili determinanti anche per la scelta del settore disciplinare, in genere affine al diploma conseguito, pur se non mancano esempi di neo diplomati, che preferiscono affrontare studi superiori in aree lontane dal percorso formativo della scuola superiore.

La vera sfida italiana è di ripensare all'importanza del ruolo della ricerca scientifica - che assorbe ancora solo l'1,26% del PIL - per allargare gli orizzonti del progresso socio-economico. Diminuisce il numero degli addetti nel comparto e continua la costante migrazione dei nostri migliori studiosi e ricercatori all'estero, che il sistema italiano non sembra in grado di recuperare professionalmente, con un danno economico valutato in €1,2 miliardi dall'Istituto per la Competitività (ICom).

Risulta in forte deficit il saldo tra i ricercatori stranieri che scelgono il nostro Paese (3%) e quelli italiani diretti verso destinazioni estere (16,2%), spinti dalla prospettiva di maggiori soddisfazioni nella carriera professionale. Dal 2002 al 2011 è aumentato il numero dei giovani laureati -passati dall'11,9% al 27,6% - intenzionati a lasciare il nostro Paese e oltre la metà degli italiani, finanziati nel periodo 2007/13 con borse di studio dell'European Research Council, hanno preferito utilizzarle per approfondire i loro studi presso Università estere.