finanzaNelle città sedi universitarie si è sviluppato un enorme mercato di affitti per case o, molto più spesso, singoli posti letto. Ma il contrasto all’evasione fiscale sta compiendo passi avanti significativi grazie alla collaborazione tra università e Guardia di Finanza

Fonte: Votailprof.it
di Daniele Pluchino

Gli studenti fuorisede in Italia sono oltre mezzo milione, i posti letto messi a disposizione dagli atenei coprono circa il 10% della domanda. Sulla base di questi numeri, come è noto a tutti da molti anni, nelle città sedi universitarie si è sviluppato un enorme mercato di affitti per case o, molto più spesso, singoli posti letto. Una fetta fortemente maggioritaria di questi affitti è del tutto in nero, nascosta al fisco, senza che questo comporti una diminuzione del prezzo per gli studenti. Piuttosto, è altrettanto noto che i prezzi sono altissimi, a volte proibitivi. A Roma e Milano è difficile trovare una stanza singola a meno di 450 euro, ma più probabilmente per trovarla almeno decente servono 500-600 euro. Per un posto in doppia occorre mettere in conto spesa una cifra non inferiore ai 300 euro.

Per dare un’idea del volume di affari di cui parliamo, possiamo citare un dato diffuso cinque anni fa dalla Guardia di Finanza: nel 2004 a Roma gli affitti in nero avevano sottratto al fisco circa 50 milioni di euro. Secondo una rilevazione fatta nello scorso autunno dall’Unione Nazionale Consumatori, nella Capitale su circa 8.000 abitazioni solo il 9% risulta essere in regola col contratto di locazione.
Il contrasto all’evasione fiscale nel mercato universitario sta compiendo passi avanti significativi, pur se è ancora lontano dall’essere in grado di sferrare colpi definitivi.
In particolare la collaborazione richiesta alle università da parte della Guardia di Finanza si è rivelata uno strumento molto utile. Anziché le vecchie e poco efficaci indagini a campione, adesso si agisce con l’analisi delle banche dati degli atenei e l’incrocio con altre fonti (Asl e Comune, per esempio), al fine di individuare già in sede preliminare gli obiettivi e andare quasi a colpo sicuro. Dopo la prima fase di selezione dei casi ritenuti anomali, spesso si procede interrogando direttamente gli studenti e anche gli ex studenti, i quali, avendo chiuso il loro soggiorno, possono rispondere senza temere ritorsioni dai proprietari di casa. Le prime statistiche danno riscontri molto positivi: almeno la metà dei questionari ritorna alla base e fornisce indicazioni preziose.
E’ successo, per esempio, a Lecce: le Fiamme Gialle hanno utilizzato la banca dati dell’Ateneo salentino per sottoporre cinquemila studenti ad un questionario sugli affitti contratti negli ultimi quattro anni. In autunno si procederà con le prime sanzioni per i proprietari individuati come evasori. Sempre attraverso l’incrocio dei dati tra diversi database, la Guardia di Finanza di Padova, poche settimane fa, ha aperto un’inchiesta sugli affitti “nascosti”. Nella città veneta il 70% degli oltre 50.000 studenti sono fuorisede, pertanto l’inchiesta si prospetta voluminosa e dovrebbe concludersi entro la fine del 2009.
A Siena, 38 evasori fiscali scoperti, 3 milioni recuperati. Un risultato ottenuto grazie anche alla collaborazione soprattutto da parte degli studenti universitari, e anche lavoratori stranieri, che spesso devono sottostare per disporre di una casa o di un posto letto a condizioni da capestro. In ottanta casi si e' scoperto che erano concessi in locazione appartamenti senza regolari contratti. Nella maggior parte, fa sapere la Guardia di Finanza (che opera nel settore con un pool speciale di finanzieri esperti che hanno raccolto una gran quantita' di dati), si tratta di abitazioni situate nel centro storico della citta'. L'evasione fiscale accertata e' di circa 3 milioni, di cui Iva per 200 mila euro e il resto redditi non dichiarati.

Infine un’altra notizia dai numeri eclatanti: sempre grazie al questionario, le Fiamme Gialle di Bologna, nel corso del 2008, hanno scoperto l’attività di due donne, madre e figlia, che affittavano in nero centinaia di appartamenti di cui erano proprietarie. Le due avevano suddiviso il rischio con la perizia dei migliori investitori: il 20% degli affitti agli studenti fuorisede, il 40% a immigrati e un altro 40% ad anziani. Se la loro scelta fosse realmente la migliore dovremmo desumere che i ragazzi universitari sono affittuari poco affidabili, almeno rispetto a immigrati e anziani.