La scienza traccia per la prima volta la “voce interiore” del cervelloUno studio francese pubblicato sul Journal of Neuroscience: “Una scoperta che aiuterà nella cura di schizofrenia e depressione”

Fonte: La Stampa
di Alberto Mattioli

Tutti abbiamo una «piccola voce interiore». E’ quella che si attiva quando parliamo a noi stessi o leggiamo, un altro io che abita in qualche angolo del cervello (concesso e non dato di averne uno) e che è la colonna sonora più costante della nostra vita. Adesso un gruppo di ricercatori francesi di due centri diversi, a Lione e a Grenoble, ha scoperto che la «vocina» è generata dal cervello esattamente come una voce «vera», di quelle che ci arrivano attraverso le orecchie.

Lo studio, affascinante, è stato pubblicato mercoledì scorso da «The Journal of Neuroscience». L’équipe del professor Jean-Philippe Lachaux ha lavorato su quattro adulti colpiti da una forma particolarmente severa di epilessia e quindi obbligati a vivere con degli elettrodi impiantati nel cervello. I ricercatori hanno prima individuato quale zona precisa della loro corteccia cerebrale reagisce agli stimoli delle voci esterne. Poi hanno chiesto loro di leggere in silenzio un testo che scorreva sullo schermo. E qui hanno fatto la scoperta che la zona del cervello che analizzava le voci «di fuori» è la stessa che si attiva per la voce «di dentro». «Per la prima volta - racconta Lachaux al “Figaro” - abbiamo potuto “vedere” in tempo reale la traccia di questa piccola voce. Non ce l’aspettavamo, perché si tratta di un fenomeno immateriale. Per ogni parola, il cervello ha creato il suono partendo dal nulla».

Naturalmente, resta da capire perché questo succeda. Spiegazioni certe al cento per cento per ora non ne esistono. L’ipotesi più probabile rende omaggio alla forza dell’abitudine: l’associazione fra suoni e parole che iniziamo a fare istintivamente quando impariamo a parlare è così forte che si replica, spontaneamente, anche quando leggiamo o pensiamo. E infatti gli specialisti francesi hanno notato che il fenomeno è più forte se l’attenzione della persona che legge è più sollecitata, cioè se, per esempio, sta affrontando un testo difficile oppure ha difficoltà a leggere.

Fin qui la scoperta. Le sua applicazioni pratiche, secondo Lachaux, sono importanti. Per esempio, per la cura di schizofrenici o depressi che non riescono a gestire questa «voce interiore» quando li inonda di pensieri negativi. Ma, cure a parte, la scoperta è importante perché questa «piccola voce interiore» l’ascoltiamo tutti per tutta la vita. E perché è l’ennesima conferma che nessun computer ci parlerà mai con la stessa immacolata perfezione del nostro cervello.