50 anni di laser a semiconduttore. La tecnologia che ha cambiato il mondoDai lettori cd al mouse, dalle fibre ottiche alla chirurgia. L'invenzione, perfezionata nel 1962, valse premio Nobel

Fonte: Corriere della Sera
di Giovanni Caprara

Cinquant’anni fa, nel 1962, nasceva un tipo di laser che avrebbe soddisfatto le speranze nate immediatamente dopo la sua invenzione due anni prima, nel 1960. Quando, infatti, il fisico e ingegnere americano Theodore Harold Maiman creava il primo laser a rubino il commento diffuso era una battuta rimasta celebre: «È una soluzione in cerca di un problema». Maiman aveva lavorato sulla fisica esplorata da Nikolaj Basov, Alexandr Prochorov e Charles Townes che per questo conquisteranno nel 1964 il premio Nobel con grande disappunto di Maiman, immeritatamente ignorato nell’occasione.

APPLICAZIONI - Tuttavia il laser diventò una preziosa risposta tecnologica per una miriade di applicazioni quando, appunto nel 1962, Robert N.Hall nei laboratori di ricerca della General Electric compiva un passo fondamentale, sviluppando il laser a semiconduttore, quindi a stato solido e noto anche come diodo laser, che troverà rapida diffusione nei campi più disparati. In questo era favorito dalla sua natura tecnologica più pratica e quindi più facilmente utilizzabile rispetto ai laser «pompati otticamente» ottenuti in laboratorio.

LETTORI
- Con il diodo laser si potevano fabbricare dai lettori cd ai lettori di codici a barre dei supermercati, dai mouse per computer ai puntatori laser. Oppure era possibile impiegarli come sorgenti luminose nelle fibre ottiche o negli strumenti di misurazione tipo i telemetri. Proprio per le sue doti di praticità veniva quindi maggiormente impiegato acquistando popolarità. Ma diventava anche un esempio di come una ricerca di base, sia pure orientata, era in grado di sfociare in un prezioso risultato industriale.

CHIRURGIA - Nel mezzo secolo trascorso dalle origini i laser hanno avuto utilizzi diversissimi e straordinari perché hanno rivoluzionato dalle tecnologie della produzione a quelle delle trasmissioni e pure della salute. Anzi proprio in questo campo già nello stesso 1962 trovava una prima applicazione per le micro-saldature negli interventi chirurgici alla retina. Robert N. Hall, dopo lo straordinario risultato, spaziava nelle sue ricerche occupandosi del mondo fotovoltaico e delle celle solari. Quando si ritirò nel 1987, nella sua carriera aveva accumulato 43 brevetti guadagnandosi a buon diritto l’appartenenza alla National Inventors Hall of Fame.

LEZIONE - Ma la sua storia dimostra anche un fatto importante da ricordare, soprattutto in questo periodo di crisi: le spese in ricerca sono un investimento produttore di ricchezza. E il mondo privato italiano dovrebbe ricordarsene visto che nelle statistiche internazionali brilla per il suo distacco e lo scarso impegno. «La nostra società – precisa Sandro De Poli, presidente e a.d. di General Electric Italia – investe annualmente in ricerca e sviluppo il 6% del fatturato e pure nei momenti difficili come l’attuale lavora per preparare innovazioni utili sia per uscire più rapidamente dalle difficoltà sia per garantire un futuro di sviluppo». La percentuale citata, tradotta in moneta, significa 6 miliardi di dollari; cioè un poderoso investimento che alimenta il centro di Schenectady (New York) e gli altri laboratori attivi dalla Germania all’India, al Brasile, sui fronti tecnologici più disparati come testimonia la tradizione delle loro innovazioni comprendenti dalla televisione alla risonanza magnetica.