Il destino e' scritto nell'album da disegnoLe espressioni artistiche dei bambini, dai primi scarabocchi alle produzioni più accurate, sono una finestra aperta su un mondo interiore altrimenti non sondabile

Fonte: Corriere della Sera
di Antonella De Gregorio

“Da piccolo disegnavo aerei, mi divertivo a riconoscerli dal suono dei motori e per questo i compagni di classe mi prendevano in giro. Ora piloto Airbus A320”, scrive “flight man_726” a Corriere.it.

“Aiutavo la mamma in panetteria, e intanto riempivo fogli di scritte e a tutti dicevo che da grande avrei voluto lavorare con le parole e con la fantasia”, racconta una collega giornalista.

L’inglese Tom Daley, campione del mondo di tuffi all’età di 15 anni, medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra, a nove anni, in un disegno tolto dal cassetto solo ad agosto, e postato su Twitter, si rappresentava in posa esatta ed elegante, in equilibrio sulle mani, appoggiato a un trampolino.

Felix Baumgartner, il paracadutista austriaco che ha superato la barriera del suono lanciandosi da 39mila metri di altezza, ha messo su Facebook un disegno, fatto all’età di 5 anni, in cui, munito di paracadute, sorvola la sua famiglia. Già allora sognava di “andare in alto”. E quarant’anni dopo ha polverizzato tre record del mondo osando l’inimmaginabile. Se non un disegno premonitore, certo l’eco di un sogno.

Per gli psicologi è un dato assodato, perfino banale: le espressioni artistiche dei bambini, dai primi scarabocchi alle produzioni più accurate, sono una finestra aperta su un mondo interiore altrimenti non sondabile. Con un tratto di penna, si mettono a nudo pensieri ed emozioni.

Nel disegno il bambino proietta i suoi stati d’animo: bisogni, speranze, gioie, sicurezze, e paure. Narra vicende vissute o immaginate, trasfigura la realtà, se ne impadronisce, mostra le proprie conoscenze e ragiona su di esse. Cristallizzare su carta un gesto, un’identità, può aiutare a focalizzare i propri obiettivi, chiarire ambizioni, spingere ad affrontare le difficoltà, spiega Evi Crotti, psicopedagogista ed esperta di grafologia e disegni nell’età evolutiva.

“Già alla scuola materna si può vedere la natura del bambino: se è estroverso, se mangia poco, se è ipersensibile o ben temprato. E, più avanti, le figure e i colori parlano dei giovani autori più di parole che questi farebbero fatica ad articolare”. I bambini nascono con un temperamento che nel disegno emerge chiaramente, assicura Crotti, autrice di un libro sull’argomento: “I disegni dell’inconscio”. “L’ambiente, poi, lo struttura o lo inibisce, dando forma a ciò che è innato”.

Nei casi drammatici di infanzia profanata, i disegni servono da aiuto per dire quello che non si ha il coraggio di confessare. I bambini abusati raffigurano spesso parti del loro corpo che sono state toccate o violate; nei disegni delle vittime di incesto compaiono ragazzini soli, volti dipinti di nero, figure mostruose, membri della famiglia separati da barriere, ad evitare il contatto. Le piccole vittime possono rappresentare se stessi in modo approssimativo, prive di parti del corpo, a dimostrazione di una dolorosa perdita di autostima.

“Elementi da valutare con grande prudenza, avverte l’esperta -. Anche se in quei tratti su carta un bambino difficilmente mente”. Dietro al piccolo se stesso che un bambino tratteggia, possono però nascondersi anche solo sogni e speranze. Come nel caso del paracadutista austriaco. “Nel suo disegno ci sono tanti particolari interessanti – fa notare Crotti -. Il sole grande e sorridente in alto a destra nel foglio, evoca la figura di un papà forte. Ha tanti raggi proiettati verso le figure della famiglia e il bambino appeso al paracadute sembra voler emulare il padre, essere forte come lui”.

E voi che esperienza avete? Vi riconoscete, adulti, negli eroi che popolavano i vostri disegni bambini? Coincide ciò che siete oggi con i sogni di allora?