bandalargaIl sito anonimo, che prende il nome da "leak", cioè "fuga di notizie" in inglese, è nato con lo scopo di dare trasparenza a documenti in genere di carattere governativo

Fonte: Rainews24

Le 105 pagine del rapporto di Francesco Caio sulla banda larga, consegnate al sottosegretario allo Sviluppo economico Paolo Romani a metà marzo e mantenute segrete nonostante le molte indiscrezioni di stampa ne avessero già anticipato i contenuti, sono ora pubbliche grazie a Wikileaks.org.
Il sito internet anonimo, che prende il nome da "leak", cioè "fuga di notizie" in inglese, è nato con lo scopo di dare trasparenza a documenti in genere di carattere governativo. Tra gli scoop, l'aver rivelato nel 2007 i meccanismi di gestione del carcere di Guantanamo.

Italia in ritardo
Dalla lettura del documento preparato da Caio emerge che il superconsulente ha tracciato un piano tecnico, analizzando dove si colloca l'Italia nella bandca larga. Da report emerge che "il tasso di diffusione e crescita della banda larga è tra i più bassi in Europa" con un digital divide del 12% pari a 7,5 milioni di cittadini. Ora si attende di conoscere la valutazione del governo e le linee guida che l'esecutivo intenderà seguire.

Fare presto
Caio è convinto che l'Italia, nonostante tra il 2005 e il 2008 abbia fortemente rallentato i suoi investimenti in fibra mentre gli altri paesi hanno accelerato, possa ambire alla leadership perché "i giochi si faranno da adesso ai prossimi 3-5 anni". Il fattore tempo è determinante e per colmare il divario Caio disegna, con il contributo dei gestori, un piano minimo che ha l'obiettivo di portare almeno 2 mega di banda al 99% della popolazione con un mix di tecnologie fisse e radio. "Il piano - prevede il consulente - può essere completato entro il 2011 se avviato entro giugno 2009 con un investimento stimato di 1,2-1,3 miliardi".

Le soluzioni
Se invece l'obiettivo del governo fosse quello di dotare il Paese di una infrastruttura tra le più avanzate nel contesto nazionale "la velocità di investimento osservata non appare sufficiente" osserva Caio e, di contro, "non sembrano esserci motivi perché i gestori accelerino i piani annunciati e anzi la crisi economica rischia di rallentare domanda e investimenti". Sarebbe dunque necessario un intervento pubblico "in coerenza con la normativa europea" che potrebbe "favorire la concorrenza a livello di servizi, agire come stimolo anticiclico e portare ad occupazione e investimenti". Il consulente del governo suggerisce dunque di "mettere a fattor comune la parte di rete che è monopolio naturale lasciando al mercato lo sviluppo dei servizi".

Tre opzioni
Ed ecco le tre opzioni, già emerse dalle indiscrezioni di stampa. La "leadership europea" ovvero la copertura di 100 città, circa 10 milioni di famiglie. Richiede un "ingente investimento pubblico e implica la creazione di un'azienda rete nazionale integrata (fibra e rame) costruita intorno alla struttura di rete Telecom, per valorizzare l'investimento pubblico ed evitare aiuti di Stato". Richiederebbe, indicativamente, un investimento di 10 miliardi in 5 anni per la costruzione della rete in fibra.
L'opzione 2 consente di "non arretrare in Europa con la copertura di 40-50 città, corrispondenti a 4,3 milioni di famiglie". Focalizzandosi solo sulla rete nuova (fibra) implica la creazione di un'azienda rete nazionale in fibra". Richiederebbe un investimento di 5,4 miliardi di euro nei primi quattro anni.
L'opzione chiamata di "flessibilità sul territorio" porterebbe alla copertura di 10-15 città, richiederebbe un investimento pubblico limitato e, sul modello scandinavo, vedrebbe la possibile alleanza con utility locali. Implica la costituzione di una o più aziende di rete locali focalizzate sulla costruzione di reti in fibra con gara per scegliere i partner privati".