Università gratis e online? In America non è più un miraggioLe più prestigiose università americane hanno lanciato dei corsi web per conquistare gli studenti cinesi e indiani

Fonte: Viviateneo.it
di Agata Vasta

Si tratta di due veri e propri colossi da sempre in rivalità, ovvero la statale University of California – Berkeley e la privata Stanford che si sono unite per un progetto comune, ribattezzato Coursera, il cui scopo è di offrire corsi universitari online gratuiti e no profit.

Un’interessante novità è costituita dal fatto che i corsi interattivi in formato digitale non riguardano solo l’informatica e il management come si potrebbe facilmente pensare, discipline comunque su cui le superfacoltà americane hanno costruito la loro rendita, ma anche le scienze umane, la filosofia, la sociologia.

Stanford e Berkeley sono due poli d’innovazione all’avanguardia che godono di una peculiare posizione nella Baia di San Francisco, dimora della Silicon Valley. Stanford fin dal 1935 forma i giovani inventori che creano quelle imprese destinate a modellare il futuro del pianeta: basta pensare che si trova a poche miglia dai quartieri generali di Apple, Google, Facebook, Yahoo!, punto strategico che ne fa un laboratorio di esperimenti continui, infatti fu la prima istituzione accademica ad accettare che la propria biblioteca (tre milioni di volumi) venisse riprodotta in formato digitale da Google.

Dentro l’alleanza no profit Coursera trovano spazio anche altri partner come Princeton e University of Pennsylvania. Ma non si tratta dell’unica iniziativa: un progetto parallelo e rivale è stato lanciato da Harvard con il Massachussets Institute of Technology (Mit): si chiama EdX e si tratta ancora di una società no profit che offre corsi online gratuiti nel mondo intero. Una vera battaglia dei titani, come l’ha definita il New York Times. Il Mit ha già raccolto i primi successi nel campo dell’istruzione online avanzata: il suo corso Circuiti ed Elettronica è offerto a 120.000 studenti nel mondo intero. Alla fine, superando gli appositi esami online, si riceverà un voto e un certificato di master.

La concorrenza californiana non è però da meno: a Stanford il docente di Informatica Sebastian Thrun sta concludendo il suo primo semestre di insegnamento a 160.000 studenti in Artificial Intelligence, il tutto ovviamente senza avere mai incontrato fisicamente uno di loro in un’aula universitaria.

In passato erano stati già fatti degli esperimenti in questo senso, non andati proprio nel migliore dei modi: ricordiamo la Columbia University nel 2001 e la stessa Stanford in collaborazione con Yale e Princeton nel 2003, quando lanciarono il progetto All Learn ma lo misero in soffitta nel 2006. Ma in termini di tecnologie tali esperimenti sembrano appartenere alla preistoria: oggi è migliorata in modo prodigioso la possibilità di unire video e audio nei corsi, di esaltare l’interattività tra professori e studenti, di offrire moduli flessibili. Un salto di qualità è già evidente nell’eccellenza delle istituzioni coinvolte. Sembrano lontani i tempi in cui le facoltà su Internet erano nomi di serie B: il modello era una sorta di scorciatoia per ottenere un pezzo di carta agli studenti che non avevano superato le prove selettive per le facoltà migliori, ma adesso siamo in una dimensione diversa. Stanford e Berkeley, Havard e Mit sono consapevoli che stanno muovendo i primi passi su un terreno rivoluzionario. Lawrence Bacow, autore di un rapporto sull’istruzione digitale che ha attirato l’attenzione di Barack Obama, è certo che “l’insegnamento online diventerà permanente, e non farà che migliorare”. L’interesse di Obama si spiega considerando il fatto che queste nuove iniziative offrono un trampolino di lancio per estendere al mercato globale la supremazia dell’accademia americana. L’obiettivo è la costruzione di piattaforme tecnologiche e sperimentare i metodi più validi: il business nascerà quando centinaia di università cinesi e indiane, brasiliane e russe, o perfino della vecchia Europa dovranno bussare alla porta di Berkeley, Stanford, Harvard e Mit, per l’accesso a innovazioni indispensabili.

Immancabili obiezioni e resistenze. Il New York Times paventa i possibili rischi: l’università online impoverisce quel rapporto umano e quell’esperienza comunitaria che è alla base dell’apprendimento? Sarà il trionfo delle materie tecniche ed economiche, e il tramonto definitivo degli studi umanistici? Avremo generazioni di studenti incapaci di immergersi in letture profonde, allenati solo a scorrere rapidamente Internet? Emergeranno pochi professori-star, celebrità che venderanno i loro corsi a milioni di studenti emarginando il resto del corpo docente? Quanto si perde nell’interazione tra prof e studente se non c’è lo scambio di sguardi, il tono della voce, la gestualità in un’aula fisica?

Si tratta di domande a cui i progetti EdX e Coursera dovranno dare delle soluzioni. Le risposte iniziali sembrano incoraggianti. D’altro canto, i vantaggi sono costituiti dal fatto che Internet consente di elevare a un multiplo la popolazione studentesca che avrà accesso ai migliori prof del mondo; le tecnologie digitali contrariamente alle apparenze possono essere più “umane” perché lo studente modula tempi e dosi di apprendimento secondo le sue capacità, non è costretto a subire ritmi decisi da altri, può “tornare indietro” e ricominciare da capo finché non ha assimilato. Infine il rapporto docenti-studente non si indebolirà, il corso online può invece essere una base di partenza, che consente ai docenti di concentrarsi sul dibattito, sul commento critico, sui progetti di ricerca in squadra.

Per dissipare poi ogni dubbio, il rapporto Mastery Learning conferma i risultati significativi: se in una classe tradizionale il 50% degli studenti supera il livello di sufficienza al primo colpo, nell’equivalente online i promossi salgono all’84%.