“In Italia mi sconsigliavano di fare l’Università, in Thailandia sono diventato professore”Spazio alla storia di Alessandro Stasi, un 29enne la cui esperienza fa riflettere e anche un po’ indignare. Cosa sarebbe successo se avesse seguito i consigli dei suoi professori? Per fortuna non lo ha fatto…

Fonte: Corriere della Sera
di Chiara Maffioletti

Era il giorno dell’incontro scuola-famiglia. Dopo aver manifestato l’intenzione di iscrivermi al liceo scientifico, levai lo sguardo in direzione dell’insegnante di matematica che sentenziò: «Non hai le capacità necessarie per frequentare un liceo, ti consiglio di optare per un istituto tecnico professionale». Mai previsione fu meno azzeccata…

Da allora ho conseguito una laurea in giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli con votazione 108, due master con “mention” presso l’Università francese di Nizza ed un dottorato congiunto franco italiano con due tesi, in italiano ed in francese. Ho dato il via a collaborazioni e progetti Erasmus tra l’Università di Napoli e l’Università di Nizza di cui gli studenti di giurisprudenza potranno approfittare dal prossimo anno accademico. Esperienze lavorative: 2 anni a Londra e da sei mesi insegno Business Law all’Asian University in Thailandia. Lingue parlate: inglese, francese, italiano e thailandese. Età 29 anni.

Ecco la mia storia. Dopo aver conseguito una laurea triennale, decido di iscrivermi al corso di laurea specialistica al fine di completare il percorso di studi in giurisprudenza. Era il mese di maggio 2006.

In ragione di una riforma avventurosa dell’Università, cosiddetto 3 + 2, e di professori poco aperti al cambiamento, ero dedito a svolgere un esercizio che definire insensato sarebbe un eufemismo: ripetevo per la seconda volta nel giro di un anno lo stesso esame, memorizzando, nuovamente, l’identico manuale di diritto processuale penale di 856 pagine.

Come se non bastasse, un pomeriggio di quel mese ricevo una lettera da parte dell’Ufficio Assegni e Borse di Studio dell’Università, dove veniva comunicato che a seguito di dichiarazioni inesatte nella richiesta di borsa di studio, dovevo pagare una multa pari a 2000 euro. Si trattava di un errore di minima incidenza sul cumulo totale dei punti avente ad oggetto un sussidio che, paradosso nei paradossi, non mi era stato accordato. La formula aveva del comico: idoneo ma non meritevole, che tradotto significa avresti diritto ma non ci sono i fondi. Tutto questo con una media esami di 27, un nucleo familiare di 4 persone avente come unico reddito l’attività da lavoro dipendente di mia madre presso una Scuola Media Statale.

Era il periodo in cui fittavo un piccolo appartamento nel centro storico di Napoli, tra i soprusi di un avido proprietario che mi fece scoprire la formula del contratto triangolare. Nella fattispecie, si trattava di un accordo di locazione che si basava su tre pilastri: contratto di locazione, recesso, contratto di locazione a pigione raddoppiata. Se non avessi pagato regolarmente, il proprietario avrebbe utilizzato la lettera di recesso per porre fine alla locazione e successivamente avrebbe registrato il nuovo contratto a pigione raddoppiata come cautela in vista di eventuali spese processuali.

Fu quel giorno che decisi di porre termine alla farsa. Inviai una domanda per iscrivermi all’Università di Nizza e nel giro di poche settimane ero nell’intercity notturno – posto a sedere – alla volta della Francia con pochi soldi in tasca e 30 curriculum fotocopiati.

Non ero solo, i miei pensieri mi accompagnavano. Ripensavo a mio padre che da studente viaggiava in autostop. Ricordavo mio zio che un giorno aveva preso il treno per emigrare in Germania come geistarbeit. Ospite di lavoro. Arrivo a Nizza alle 8 di mattina, lascio lo zaino in ostello e mi incammino verso la Vieille Ville in cerca di un’opportunità. Dopo vari tentativi, finalmente incontro il proprietario di un commercio, di origini italiane, che mi dice «potresti cominciare a lavorare stasera?». Era l’anno delle difficoltà più grandi. Altri tempi, 20 chili fa.

Dopo pochi mesi ottengo agevolazioni per l’abitazione, sostegni ed una borsa di studio basata sul merito, a discapito di diversi studenti di nazionalità francese.

Accantonati i problemi economici, posso finalmente iniziare uno stage presso uno studio legale francese. Conquisto due Master in diritto internazionale e mi iscrivo in dottorato.

Mi accorgo, tuttavia, con un certo ritardo, che uno studioso di diritto internazionale non può non parlare fluentemente inglese.

Così, munito di tanto ottimismo e di poche certezze, parto con un volo low cost per l’Inghilterra. Arrivo a Londra ma il mio inglese non mi permette di lavorare come giurista. Nell’ostello, condivido la stanza con un ragazzo irlandese che mi parla dei sostegni statali. Studio con attenzione la legislazione inglese in materia di welfare e mi accorgo che c’è la possibilità di ottenere un aiuto. I dipendenti del City Council di un distretto di Londra, con grande disponibilità ed un entusiasmo contagioso, mi offrono la possibilità di frequentare corsi di inglese, un appartamento e 70 sterline al mese. Ottengo, inoltre, la possibilità di accedere ad un’agenzia specializzata nella ricerca di lavoro nel settore legale ed in 6 mesi eccomi svolgere la funzione di legal counselor in una delle città più belle del mondo. Vivo quindi per più di due anni a Londra e contemporaneamente effettuo le mie ricerche di dottorato.

Dopo aver sostenuto la tesi in Francia lo scorso ottobre, decido di intraprendere una nuova avventura. Grazie al mio curriculum ed alla mia esperienza lavorativa, ricevo numerose proposte di lavoro in Italia ed all’estero. Ed è così che da gennaio insegno business law presso l’Asian University, una prestigiosa università thailandese. Non so ancora dove mi porterà il futuro ma nel rapporto con gli studenti non dimentico mai le mie origini. Cerco sempre di trasmettere fiducia ed ottimismo soprattutto a coloro che come me appartengono alle classi medio basse. Tante sono le difficoltà che possono ostacolare il raggiungimento dei propri obiettivi ed il soddisfacimento delle proprie ambizioni. Nessuno, però, detiene il monopolio sui sogni.