siss''Le Ssis sono una fabbrica di nuovi precari. Per il futuro la formazione dei docenti sarà caratterizzata da meno teoria..''. Le modifiche volute dal Ministro non convincono affatto i diretti interessati né le associazioni che li rappresentano

Fonte: Votailprof.it

Non sembra avere intenzione di intavolare un dibattito diplomatico il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini nei confronti delle Siss, le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario. Nel corso di alcuni interventi fatti nei giorni scorsi, si è discusso sulle difficoltà a riformare il comparto scuola a causa della presenza, a suo modo di vedere eccessiva e penetrante, dei sindacati. E'stata manifestata la ferma volontà di introdurre la carriera professionale (“tutti devono avere un minimo garantito: ma poi la retribuzione deve crescere per merito, non per scatti prefissati”) e di eliminare gli sprechi nelle facoltà universitarie ("Ce ne sono parecchie che non hanno alcuna ragione d'essere: chiudendo le facoltà inutili si recuperano risorse per quelle necessarie"). E, infine, la Gelmini si è soffermata duramente anche nei confronti delle Siss.

“Queste scuole sfornano da anni futuri insegnanti inutili - ha dichiarato il Ministro-, che vanno a riempire la fabbrica di disoccupati già esistente e che servono solo all'università per fare business. Quindi a breve saranno sostituite con un tirocinio nelle scuole dalla durata di un anno. Gli aspiranti insegnanti fanno le Ssis dopo la laurea e debbono in pratica ripetere esami già dati all'università. Sono inutili, insomma. Anche perché non è che chi le supera abbia la garanzia di un posto: ha solo la garanzia di mettersi in fila a graduatorie già stracolme. Le Ssis sono una fabbrica di nuovi precari. Per il futuro la formazione dei docenti sarà caratterizzata da meno teoria, e quindi basta doppioni di esami dati all’università, e più pratica. A fare l'insegnante s'impara sul campo. Con un tirocinio nelle scuole”.

Ma a queste affermazioni del Ministro non sono mancate delle pronte repliche da parte dei diretti interessati, soprattutto da parte dei docenti facenti parte del Movimento Insegnanti da abilitare. Ecco le rimostranze di Andrea Conti, uno dei rappresentanti: “La maggior parte di noi insegna anche senza abilitazione da anni, alcuni anche da un decennio, e non credo proprio che dovremmo essere formati ancora sul campo. Ci siamo fatti le ossa con le supplenze. Senza contare che molti hanno una formazione magistrale che secondo la circolare del 10 marzo ’97 dovrebbe essere un titolo di per sé già abilitante. Forse al ministero dell’Istruzione non si rendono conto che fare un anno di tirocinio, al fine di conseguire l’abilitazione affiancandoci ai docenti di ruolo e più esperti, si tradurrebbe in un pericoloso passo all’indietro". "Alcuni di noi ormai prendono supplenze annuali anche fino al 31 agosto - continua Conti- sono trentenni, hanno la famiglie ed il mutuo della casa da pagare. Lavorare gratis, come previsto dal ddl sul reclutamento per chi svolge l’anno di tirocinio, equivarrebbe ad un anno professionalmente buttato e personalmente impossibile per continuare a vivere".

Dello stesso avviso anche Marcello Pacifico, presidente dell’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione: “A mio avviso l’anno di tirocinio per gestire la fase transitoria rappresenta un passo all’indietro rispetto ai corsi abilitanti. Con questo modello viene meno l’approfondimento disciplinare e si annulla la figura del supervisore che negli anni aveva acquisito esperienza sul campo: i nuovi docenti tutor verranno infatti selezionati direttamente dai presidi senza più una seria valutazione dei titoli. Inoltre il nuovo modello formativo, incentrato sull’anno di tirocinio, non conterrebbe alcuna garanzia di assunzione. Il progetto avallato è gravemente sprovvisto di contenuti multidisciplinari supportati da strutture interfacoltà e da supervisori adeguati. Non garantisce nulla a chi uscirà dal percorso formativo: i migliaia di nuovi abilitati si andranno in pratica ad aggiungere ai 100.000 Ssisini già presenti e agli altri 200.000 precari storici: non sarebbe stato meglio pensare prima a sistemare questo esercito di abilitati e poi pensare ai nuovi?”.

Ma prima di pensare ad un possibile cambiamento non è forse lecito chiedersi come sia valutata la Siss da chi l’ha “combattuta” in prima linea? Fattivamente queste novità auspicate dal Ministro potranno portare qualche cambiamento in positivo? Lo abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi che hanno affrontato questo percorso biennale: c’è chi è riuscito nell’intento di conseguire l’abilitazione ed entrare a far parte delle graduatorie; altri invece hanno desistito anzitempo. “Nel complesso, almeno a livello personale, la valuto come un’esperienza negativa - ci sottolinea Dario Distefano, che ha da poco sostenuto l’esame di abilitazione per l’insegnamento all’interno di istituti professionali -. Di positivo infatti ho trovato solamente la parte di attività svolta all’interno delle scuole. Solo in tal modo, stando a contatto con i ragazzi e acquisendo esperienza sul campo, puoi effettivamente formarti sotto molti punti di vista. Considero invece altamente negativo l’aspetto relativo alle lezioni. Essendo svolte da professori universitari, che non hanno mai operato all’interno delle scuole, è stato come ripetere in toto una lezione universitaria già seguita in passato, in pratica una vera e propria perdita di tempo. Per questo motivo credo che l’introduzione dell’anno di tirocinio, per chi ancora non insegna, non sicuramente per gli altri, possa essere positivo. Anche se è chiaro che in questo modo il problema delle graduatorie stracolme non verrà assolutamente risolto, anzi aumenterà in maniera esponenziale. E non dimentichiamo che per l’iscrizione alla scuola ci sono dei costi, che forse non tutti sono in grado di sostenere”.

Altrettanto negativa anche l’altra esperienza raccolta, che è stata addirittura interrotta a metà percorso: “L’avevo cominciata con scetticismo- ci confida Giuseppe- che è man mano aumentato nel corso delle prime lezioni, dove è bastato poco per rendermi conto che non mi rimaneva nulla di nuovo rispetto a quello che avevo studiato in passato. Per questo motivo ho deciso di abbandonarla anzitempo. Non mi andava proprio di entrare a far parte di quelle mega-graduatorie”.

Esperienze, quelle descritte, che non possono non portare a due considerazioni finali: non sarebbe forse maggiormente auspicabile pensare prima a chi si trova già in graduatoria, piuttosto che occuparsi di modificare un aspetto formale, che se da un lato potrà portare a dei vantaggi (il tirocinio nelle scuole sicuramente forma in maniera più veloce), dall’altro non modificherebbe di una virgola il problema sostanziale, in quanto andrebbe ad aggiungere nuovi ragazzi alle già stracolme graduatorie?