Londra, tutti pazzi per Elisabetta. Migliaia di persone sulle rive del Tamigi per vedere la parata delle mille barche

Fonte: La Stampa
di Andrea Malaguti

Li ha fregati tutti. O forse li ha salvati. Certamente li ha tenuti uniti, con un gioco di prestigio che dura da sessant'anni. E ancora una volta la Gran Bretagna si è stretta compatta attorno alla Sua Sovrana.

Quattro giorni di baccanali per rendere omaggio al carisma e alla gloria di Elizabeth Alexandra Mary, figlia di re Giorgio VI, che ieri, a 86 anni, è diventata ufficialmente la Regina del Popolo. Piaccia o non piaccia il Regno Unito è lei.

Sul Tamigi, in questa prima domenica di giugno, si è celebrato il momento più atteso di un Giubileo di Diamante che tra concerti e parate durerà ancora quarantotto ore. Un grandioso carnevale di Rio con la pioggia.

Centinaia di migliaia di sudditi, arrivati da ogni angolo del Paese, si sono dati appuntamento sul fiume per partecipare alla più spettacolare festa del millennio. Bandiere, trombette, maschere, balli. E tende piantate nella notte per avere un posto in prima fila.

Un popolo di bambini impazziti, innamorati del simbolo incarnato della solidarietà nazionale, capaci di dimenticare, nel nome di Sua Maestà, tasse, recessione e disoccupazione. La vita non è mai sembrata così bella.

Sirene, cannonate a salve e un tonitruante «God save the Queen» intonato dalla folla quando Elisabetta II fa la sua apparizione al molo di Cadogan. «Oggi siamo orgogliosi di essere britannici», giura in estasi un giornalista della BBC. E bisogna essere nati qui per capire che è vero. Che nelle sue parole non c'è ombra di ironia. Che questo teatro in costume riassume in modo preciso la sensibilità di sessanta milioni di persone diventate comunità nel nome di Elisabetta.

Vestito bianco, un cappotto tempestato di cristalli Swarosky per riflettere il colore del Tamigi, Sua Maestà guida il corteo di famiglia a bordo dell'hollywoodiano Spirit of Chartwell, il vascello che attraversa la capitale da Battersea Park alla Torre di Londra accompagnato da mille navi schierate in parata.

Dai ponti davanti alla Tate Modern o al Big Ben che presto le sarà intitolato, la regina sembra solo un puntino lontano. Eppure è magnetica. Gigantesca. Persino Kate Middleton, nel suo vistoso abito rosso, al suo fianco sembra una figurante. Per non parlare della sgualcita Camilla, disperatamente alla ricerca di un sorriso della sovrana. Gli uomini della Casa - Filippo, Carlo, William, Henry - sono in alta uniforme. Tronfi, medagliati, stonati.

Testimonianza inequivocabile che la corona dovrebbe essere affidata solo alle donne, capaci di interpretare il ruolo senza bisogno di consegnarlo a segni esteriori inutilmente muscolari.

Un mondo bianco, rosso e blu, fatto di grida, di ringraziamenti e di orgoglio patrio. «Rule Britannia, Britannia rule the waves». Erano 350 anni che il Tamigi non ospitava una parata di questa forza e dimensioni.

Quella immortalata in un quadro del Canaletto prestato a Londra per l'occasione. Da Edimburgo a Dover sei milioni di persone si riversano nelle strade. E gli street party scavalcano i confini nazionali arrivando nei vicoli di Islamabad e Delhi, nelle piazze e nelle spiagge di Durban e dell'isola polinesiana di Tuvalu. Un delirio planetario.

Alle sei di sera, davanti a Westminster, una donna sovrappeso sfila il microfono a un giornalista di ITV e grida un po' alticcia. «Amo questa donna meravigliosa. Lei siamo noi». è una scena assurda, ma curiosamente esemplare del potere indistruttibile e trasversale di Elisabetta.

La donna balla scomposta sventolando con foga la sua enorme Union Jack e il tessuto le si strappa tra le dita come morto di crepacuore per la sua mancanza di delicatezza, mentre la Regina, in carrozza, raggiunge sfinita Buckingham Palace.