Seconda lingua per gioco in famiglia con le avventure di Hocus e LotusSi chiama BilFam, "let's become a bilingual family" la sperimentazione dell'Università La Sapienza in un contesto europeo

Fonte: la Repubblica
di Alessia Manfredi

Basta un quarto d'ora al giorno divertendosi con mamma e papà, per iniziare a imparare una nuova lingua fin da piccoli. Giocando, vivendola insieme, scoprendo poco alla volta che suoni sconosciuti diventano sempre più familiari. Finché un bel giorno viene magari spontaneo chiedere a colazione milk and cookies.

E' proprio sulla dimensione domestica e quotidiana che punta "BilFam, let's become a bilingual family", progetto europeo di educazione bilingue dell'Università La Sapienza di Roma, con diversi partner 1, che utilizza un modello già sperimentato con successo in 120 scuole dell'infanzia e primarie, adattandolo al contesto familiare. E non è necessario che i genitori abbiano già una buona conoscenza della seconda lingua: si può anche partire da zero, il gioco sta nel "mettersi in gioco" insieme, dedicando ai più piccoli tempo e attività da fare in comune, consolidando allo stesso tempo nuove conoscenze.

Con l'aiuto di Hocus e Lotus, due "dinocroc", metà dinosauri e metà coccodrilli, e delle loro avventure, i bambini da 0 a 11 anni si avvicinano alla nuova lingua, seguendo il metodo messo a punto dalla professoressa Traute Taeschner della cattedra di Psicologia del linguaggio e della comunicazione a La Sapienza. 

Inglese, ma non solo, si può scegliere anche francese, tedesco o spagnolo. Il progetto è partito nel 2010 e vi partecipano 125 famiglie di cinque paesi europei. "Lo spunto è partito proprio dalle famiglie che chiedevano di essere più coinvolte nell'insegnamento della lingua" racconta Sabine Pirchio, coordinatrice del progetto. In Italia erano partite in 39, e ora, dopo qualche rinuncia in corso d'opera, ne sono rimaste 31.

Gli strumenti didattici vanno dai dvd alle canzoni ai libri da sfogliare insieme; situazioni di gioco, "playgroup", incontri periodici con le altre famiglie che vivono la stessa esperienza. Sul sito 2 dedicato a BilFam è spiegato il contesto del progetto, si danno e raccolgono informazioni, ci sono forum e testimonianze dirette per condividere successi e difficoltà. Si viene seguiti da un tutor, ma ci sono anche incontri periodici con le altre famiglie coinvolte.

Le conclusioni si tireranno dopo l'estate, al termine dei due anni di sperimentazione. Finora è stato osservato che quando si riesce a dedicarcisi con un impegno continuo, ogni giorno - mezz'ora di tempo, ma basta anche meno - i risultati arrivano.

"Abbiamo trovato famiglie estremamente motivate e non sono solo i genitori ad essere coinvolti. Spesso sono i bambini a trascinare, proponendo nuovi modi per usare la nuova lingua anche al di fuori del contesto di apprendimento", continua la dottoressa Pirchio.

Si può scegliere di provarci per curiosità, per sfida, per dare ai propri figli qualcuno dei vantaggi che il bilinguismo comporta, dall'apertura mentale alla maggiore facilità di apprendimento e capacità di concentrazione. O semplicemente per fare insieme qualcosa di speciale: "Non è solo questione di imparare, ma di vivere momenti belli in famiglia, usando un'altra lingua, che diventa veicolo di relazione", dice ancora la coordinatrice.

Quello che importa non è tanto il tempo, quanto la frequenza delle attività. "Chiediamo ai genitori un impegno anche minimo ma quotidiano: può essere un cartone animato guardato insieme, una canzone da cantare. Le attività più complesse si possono fare una, due volte a settimana".

In questo modo le conoscenze si consolidano e la lingua può diventare automatica. E arriva la soddisfazione di vedere i bambini uscire progressivamente dal contesto dell'insegnamento/apprendimento e usare la seconda lingua in modo naturale, errori compresi. 

"E' un'esperienza che seguirei all'infinito", racconta Michela, mamma quarantaduenne che partecipa a BilFam. Per lei lo stimolo è venuto da un cugino che ha sposato una ragazza americana: le piaceva l'idea che le sue figlie, Matilde e Costanza, quattro e due anni e mezzo, potessero andare in America con i cugini e parlare con loro in inglese. Ha visto la locandina del progetto al nido, ha fatto domanda, è stata selezionata. Da lì è iniziato un viaggio fatto di scoperte, intimità e progressi quotidiani, che vorrebbe far durare il più a lungo possibile. E' lo stesso auspicio di Sabine Pirchio: "l'ambizione è quella di uscire dal progetto accademico, uscire dalla sperimentazione", conclude, "per farla diventare una pratica comune".