Addio bisturi e analisi invasive. Ecco il microscopio che eviterà le biopsieMesso a punto dai ricercatori dell'Istituto italiano di Tecnologia, il "prototipo" coniuga due tecniche avanzate di imaging per permettere l'analisi diretta e ad altissima risoluzione dei tessuti senza anestesie e interventi chirurgici

Fonte: la Repubblica

Abbandonare le tecniche diagnostiche aggressive come la biopsia diventa finalmente possibile. Il passo avanti decisivo in questa direzione è stato fatto a Genova dal Dipartimento di Nanofisica dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), dove è stato messo a punto un nuovo tipo di microscopio, SW-2PE-STED, che nei prossimi anni consentirà di analizzare tessuti biologici direttamente e con un'altissima risoluzione, senza bisogno di ricorrere al bisturi e agli interventi che richiedono l'anestesia.

Il nuovo microscopio, spiega una nota dell'Iit, è il risultato dell'incontro tra due tecniche avanzate di imaging: la nanoscopia ottica STED e la microscopia a doppio fotone 2PE. Il nanoscopio ottico STED (Stimulated Emission Depletion) è l'ultima frontiera della microscopia in fluorescenza e permette di ottenere immagini dettagliate di sistemi cellulari su scale nanometriche. La microscopia a doppio fotone invece permette di osservare cellule, tessuti o organi fino a 800 micron di profondità.

"Il nostro gruppo - ha detto Paolo Bianchini, 34 anni, coordinatore del team di quattro ricercatori che ha lavorato al progetto - ha una forte competenza in queste tecniche. Ciò ci ha permesso di pensare a delle piccole ma importanti variazioni: innanzitutto utilizzare un solo tipo di luce laser sia per stimolare sia per controllare la fluorescenza del campione, e infine modificare l'architettura dello strumento per aumentare la risoluzione di circa quattro-cinque volte, sfruttando la microscopia a doppio fotone".

Lo SW-2PE-STED utilizza dunque un fascio di luce laser che viene scisso in due: il primo stimola il fenomeno dell'eccitazione multifotonica; il secondo, dalla caratteristica forma a ciambella, "strizza" l'informazione per ottenere una immagine ad altissima risoluzione, molto vicina a quella di un microscopio elettronico. Capacità che si unisce a quella di penetrare in tessuti e organi e che permette l'analisi del tessuto "dall'esterno".

"Oltre a riuscire coniugare in un unico strumento due tecniche avanzate - ha detto il professor Alberto Diaspro, direttore del Dipartimento - il nostro lavoro è importante perché la luce che utilizziamo ha un'energia che non danneggia il campione biologico che vogliamo analizzare. In futuro potremo studiare i meccanismi molecolari di tessuti e organi del nostro corpo senza estrarre le cellule dal campione, ma direttamente. E i campi di applicazione potranno essere molteplici, dalle neuroscienze alla comprensione delle malattie oncologiche".