La laurea non abilita a lavorare in Asl. Gli studenti ricorrono all’AntitrustIl titolo non mi permette di svolgere attività in ambito sanitario come garantito all'inziio del corso: pubblicità ingannevole

Fonte Il Messaggero

“Mi sono iscritta al corso di laurea triennale in educatore professionale di comunità per lavorare all’interno delle Asl. Il mio titolo invece non mi permette di svolgere attività in ambito sanitario,
nonostante l’ordine degli studi affermi esattamente il contrario”. Anni di fatica e sudore sui libri, per poi scoprire di aver scelto l’indirizzo sbagliato. La storia di Ornella Bernabei, venticinquenne consigliere di facoltà, è la stessa di tantissimi studenti dell’Università di Roma Tre. Il corso per Educatori professionali di comunità è attivo nella facoltà di Scienze della Formazione dall’anno accademico 2001-2002 e, sino a oggi, ha sfornato oltre duemila laureati. L’ordine degli studi spiega che “l’obiettivo qualificante è la formazione di una figura professionale in grado di promuovere attività espressive, nell’area sociosanitaria, presso le asl”.

La laurea senza sbocchi
. E’ sulla base di questa indicazione che tanti ragazzi hanno avanzato la propria candidatura per partecipare ai concorsi che abilitano a lavorare nelle strutture sanitarie. Ricevendo, però, una risposta sorprendente. “Veniamo esclusi dalle selezioni – spiega Bernabei – perché non siamo in possesso dei requisiti richiesti dal bando”. Un’autentica beffa, anche perché durante gli anni dell’università sono previsti mesi di tirocini presso le Asl. “Per poterci laureare dobbiamo effettuare stage – aggiunge Bernabei – in posti dove non potremo mai esercitare la nostra professione”.

La circolare del Miur
. Il problema in realtà era già emerso negli scorsi anni. E, per chiarire la situazione, nel 2003 il Miur aveva diffuso una circolare in cui invitava gli atenei a comunicare agli studenti di Scienze della Formazione che non avrebbero potuto accedere a sbocchi occupazionali nel servizio sanitario nazionale. La normativa, infatti, stabilisce che soltanto i laureati in Educatore Professionale presso la facoltà di Medicina e Chirurgia sono abilitati a lavorare nelle Asl. L’Università di Roma Tre invece non si è adeguata e non ha rimosso dall’ordine degli studi l’indicazione che ha tratto in inganno tanti ragazzi.

Il ricorso all'antitrust. E’ per questo che, lo scorso febbraio, l’Unione degli Universitari ha presentato un ricorso all’Antitrust e ha inoltrato atti di diffida all’Università di Roma Tre per “pubblicità ingannevole”. E’ la prima volta nel sistema universitario italiano viene intrapresa un’azione legale di questo genere. In attesa del responso gli studenti hanno inviato, lo scorso 20 aprile, una lettera aperta a Michel Martone, viceministro del Lavoro. “Vorremmo portarla a conoscenza delle gravi vicende – si legge nel testo – che in questi ultimi anni hanno riguardato la figura professionale dell’educatore e che si manifestano attualmente attraverso la mancanza di tutele e riconoscimento professionale. Vorremmo avere la possibilità di confrontarci con lei sull’argomento”. Per ora nessuna risposta.