Multa per schiamazzi dopo un concerto, l’Udu protesta «basta con lo studente oggetto»Il comunicato dell’Udu nasce in seguito ai fatti di cronaca che hanno riguardato la città di Pavia, dove 4 studenti sono stati multati per “schiamazzi” nottourni

Fonte: CorriereUniv.it

«In Italia non abbiamo minimamente la cultura della cittadinanza studentesca, salvo rarissime eccezioni di amministratori illuminati. Soprattutto le città universitarie vivono gli studenti come un peso: ti affittiamo la nostra seconda casa, tu studia, fai aumentare l’economia cittadina ma poi dormi». A denunciarlo è l’Udu, l’Unione degli Universitari che in una nota sottolinea come «lo studente viene preso come un peso fuori dai luoghi dal sapere, e ci si ricorda che è una risorsa solo per spremerlo nelle sue esigenze: affitto, spesa, cibo, lucrando anche sul suo svago».

Il comunicato dell’Udu in realtà nasce in seguito ai fatti di cronaca che hanno riguardato la città di Pavia, dove 4 studenti sono stati multati per “schiamazzi” nottourni. «Da 9 anni l’UDU organizza l’ University Music Festival, iniziativa in collaborazione con l’Università di Pavia che tutti gli anni porta su un palco moltissime band universitarie, i cui vincitori vengono premiati con la possibilità di registrare e divulgare le proprie canzoni», racconta Bernardo Caldarola, Coordinatore dell’UDU Pavia. «Pochi minuti dopo il termine della prima serata, nei pressi dell’università, quattro ragazzi hanno ricevuto una multa da 150 euro a testa per schiamazzi, emessi durante il concerto. I quattro giovani avrebbero incitato l’ultimo gruppo esibitosi sul palco a ritornare per un bis. Ma poiché il concerto, stando ai permessi pienamente rispettati da noi organizzatori, è terminato a mezzanotte in punto, i quattro ragazzi si sono allontanati dal palco al termine dell’esibizione, per poi incontrare due vigilesse in borghese che hanno chiesto loro i documenti, per multarli. Un atto intimidatorio in piena regola».

Gli studenti universitari, secondo l’Udu, sarebbero deboli politicamente perché non votano nel comune dove studiano così, troppo spesso, «i sindaci si sentono forti verso chi non ha possibilità di giudicare l’operato degli amministratori con il voto comunale. Per avere un vero peso, bisognerebbe permettere agli studenti universitari di poter votare nei comuni dove studiano: scommettiamo che tutto ad un tratto il sindaco non si permetterebbe più tali gesti?».

«La cittadinanza studentesca che abbiamo in mente noi – sottolinea il coordinatore Michele Orezzi – va oltre le mura dell’Università, e fa rima con servizi agevolati e gratuiti, cultura dell’aggregazione e della ricreazione, che fanno sì che quella universitaria sia una vera esperienza a 360° gradi».