Donna Summer, regina della disco music perdutaDonna Summer, malata da tempo di tumore, è morta ieri all'età di 63 anni, a Venice in Florida, il posto delle cartoline e dei sogni in pensione

Fonte: Il Sole 24 Ore
di Riccardo Piaggio

Il suo mondo, quello che le aveva offerto, a poco più di vent'anni, lo scettro e la corona da regina della disco music, non esiste più da un pezzo. Ora, non c'è più nemmeno lei, la protagonista di un regno perduto tra strobo e paillettes. Donna Summer, malata da tempo di tumore, è morta ieri all'età di 63 anni, a Venice in Florida, il posto delle cartoline e dei sogni in pensione.
LaDonna Adrian Gaines - questo il nome all'anagrafe - nasce a Boston, subito dopo la Guerra, condividendo vita e speranze della comunità afroamericana East coast.

Cresce, con i sei fratelli, nelle chiese battiste a suon di gospel e di spirituals, mondi sonori minoritari fatti di Gloria e Halleluja, imparando a conoscerli e a viverli con l'orecchio sinistro, mentre il destro si faceva martellare dal rhythm & blues. E così, comincia a capire che una struggente preghiera ed un ritmo ossessivo possono marciare insieme. Diventa adolescente nel Paese e nel momento (fine anni 60) giusti per chi ha voce, carattere, passione. E il desiderio di assaggiare il mondo.
Comincia infatti la sua carriera in Germania, come voce al seguito del composito caravan hippy del "monster" musical Hair. Qui si ferma giusto il tempo di sposarsi con l'attore Helmut Sommer, da cui declina, americanizzandola, la propria identità toponomastica.

Poi, accade ciò che sovente trasforma un talento in un'icona: l'incontro giusto. Che coincide con la figura del produttore e composer di Ortisei, assai poco profeta in patria, Giorgio Moroder. Il maestro indiscusso dei sintetizzatori capisce immediatamente che canzoni d'amore, arcaiche preghiere, elettronica e blues, nella nuova America delle musiche sincretiche, possono dare vita a qualcosa di potente e nuovo, almeno commercialmente.
Così, nel 1974, Donna Summer diventa "Lady of the night", il cui singolo The hostage, successo europeo, già raccoglie il germe di quel "terzo paesaggio" sonoro che è la disco music. Solo un anno dopo, la fama rimbalza in patria, con Love to love you baby e, da qui, nel mondo con altri quattro album bestseller, A love trilogy, Four Seasons of love, I remember yesterday e Once upon a time, nel 1977, l'anno dell'epitaffio della disco. Una manciata di anni, nei quali si è fatta notare anche per l'inspiegabile assenza nella colonna sonora del film culto della stagione della disco music, Saturday Night Fever.

In ogni caso e a scanso di equivoci, ha vinto cinque volte il Grammy Award e scritto decine di canzoni che sono universalmente riconoscibili anche se non ne conosciamo il nome e costituiscono la colonna sonora ufficiale di quei luoghi misteriosi che sono state le discoteche negli anni Settanta e Ottanta, cave del disimpegno ma anche simboli eterodossi della rivoluzione sessuale. Infatti, troppo disimpegnata la sua musica non doveva essere, se Obama l'ha voluta a Stoccolma, a celebrare con la sua voce l'assegnazione del Nobel per la Pace nel 2009.
Negli ultimi decenni poi, terminata la parabola, la sua voce e la sua musica sono state il paradiso dei Dj di elettronica, techno e house, che l'hanno tenuta in vita mixandone e modificandone i codici sonori. Trasformando qualcosa di retrò in un canone classico. Nonostante il suo desiderio di non essere né l'uno né l'altro, testimoniato dall'ultimo album di inediti, Crayons, del 2008. Ora la Diva della notte se n'è andata, sognando un nuovo, ultimo album, "molto disco", trent'anni dopo la fine del suo mondo.