Mucca pazza, ricercatori italiani scoprono meccanismo della malattiaLa ricerca dell'Istituto Telethon Dulbecco. "Abbiamo studiato quello che succede nel cervelletto, l'area del cervello che controlla i movimenti, prima che inizi la degenerazione neuronale"

Fonte: la Repubblica
di Valeria Pini

SCOPERTO per la prima volta il meccanismo tossico dei prioni, le proteine 'impazzite' responsabili della malattia della mucca pazza: alla base della degenerazione dei neuroni c'è un problema di 'traffico' a livello molecolare. A descrivere questo fenomeno su Neuron è Roberto Chiesa, ricercatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e dell'Istituto Telethon Dulbecco, il programma carriere di Telethon. Proprio al premio Nobel Renato Dulbecco, recentemente scomparso, è dedicato questo lavoro che si è avvalso anche della collaborazione dell'Università di Milano e dell'University College di Londra.

L'analisi del cervelletto. E' un primo passo per capire come i prioni inducono la disfunzione dei neuroni e quindi la malattia. "Abbiamo studiato - spiega Chiesa - quello che succede nel cervelletto, l'area del cervello che controlla i movimenti, prima che inizi la degenerazione neuronale. Abbiamo visto che in corrispondenza dei primi deficit motori si ha un'alterazione nel rilascio di un particolare messaggero chimico cerebrale, il neurotrasmettitore glutammato. Questo perché, accumulandosi all'interno del neurone, la proteina prionica alterata ostacola il trasporto sulla superficie della cellula di un'altra proteina, un canale per il calcio voltaggio-dipendente, coinvolta nel regolare il rilascio dei neurotrasmettitori. Questo problema 'di traffico' - dice Chiesa - è un meccanismo patologico del tutto nuovo che potrebbe essere alla base della disfunzione dei neuroni anche in altre malattie neurodegenerative in cui si osserva un accumulo di proteine alterate all'interno della cellula".

La funzionalità dei neuroni. "In particolare aver identificato i canali per calcio voltaggio-dipendenti come target del prione, permetterà di pensare delle terapie che ripristino il funzionamento di questi canali, e quindi la corretta funzionalità dei neuroni. Ma questo è un campo ancora tutto da esplorare", spiega ancora Chiesa. "Ripristinare il corretto trasporto dei canali per il calcio potrebbe dunque rivelarsi la chiave per evitare la degenerazione dei neuroni, ma naturalmente resta ancora molto da capire sui meccanismi con cui questo avviene", prosegue lo studioso.

Chiesa e il suo gruppo hanno utilizzato un modello murino della malattia di Creutzfeldt-Jakob di origine genetica (quella che nella variante infettiva viene definita 'morbo della mucca pazza'), che riproduce in modo fedele l'andamento della patologia: apparentemente sano alla nascita, l'animale sviluppa con il tempo problemi nella coordinazione dei movimenti e dell'equilibrio, successivamente un deficit neurologico.

La cura. Aver identificato i canali per calcio voltaggio-dipendenti come target del prione, permetterà di pensare delle terapie che ripristino il funzionamento di questi canali, e quindi la corretta funzionalità dei neuroni. Ma si tratta di un campo ancora tutto da esplorare. "Per ora come sempre nella ricerca è impossibile prevedere i tempi necessari per raggiungere cure. In particolare nelle malattie genetiche come quella oggetto del nostro studio, la ricerca procede per una serie di fasi successive: identificazione del difetto genetico, sviluppo di modelli di malattia,  studio del meccanismo cellulare e molecolare, sviluppo di potenziali terapie, validazione della terapie nei modelli sperimentali,  studio dell'efficacia della terapia nell'uomo attraverso studi clinici. Nel caso della pubblicazione in oggetto siamo alla fase 3, cioè all'identificazione del meccanismo nel modello sperimentale. E' un passo per arrivare alla cura, ma siamo ancora molto lontani".