Se le Università Parlano Inglese e non Imparano a «Cinguettare»In questi giorni sta facendo molto discutere la decisione del Politecnico di Milano di proporre dal 2014 corsi esclusivamente in inglese

Fonte: Corriere della Sera
di Serena Danna

Un' indagine svolta da www.universita.it, quotidiano online di informazione universitaria, mostra che il 64 per cento dei 25 atenei più importanti d' Italia (per numero di iscritti) è presente su Twitter, il popolare social network da 140 caratteri. Di questi, però, solo quattro (Università di Padova, Università di Torino, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino) hanno un numero di follower - utenti che seguono gli aggiornamenti del profilo - superiore a 2.500. L' account della Sapienza (974 follower) non «cinguetta» dal 9 aprile, quello della Federico II di Napoli (2.051 follower) è molto discontinuo, mentre l' ultimo tweet dell' Università Bocconi (3.895 follower) risale a lunedì 16 aprile. Il prestigioso ateneo milanese - contravvenendo alla prima regola dei social network (contenuta proprio in quel termine «social») - ha zer0 following, ovvero non riceve aggiornamenti da nessuno.

Su Twitter, spesso, le notizie e gli spunti più interessanti sui new media arrivano proprio dal mondo universitario internazionale, per esempio da @liberationtech della Stanford University (11.074 follower), dal @medialab del MIT di Boston (59.960 follower) e dal @niemanlab della Nieman Journalism Lab di Harvard (81.529 follower). Certo, quei profili altro non sono che la conseguenza naturale di università che lavorano sul futuro, consapevoli che la formazione e la cultura del XXI secolo non possono prescindere dal web. In questi giorni sta facendo molto discutere la decisione del Politecnico di Milano di proporre dal 2014 corsi esclusivamente in inglese, una scelta avallata anche dal ministro dell' Istruzione Francesco Profumo, che ha dichiarato: «La chiave per competere con le migliori università del mondo è l' internazionalizzazione». Ma se, come sembra dalla ricerca di www.universita.it, gli atenei italiani non sono ancora capaci di parlare la lingua del futuro, viene da chiedersi che senso abbia essere muti in inglese.