Al Politecnico lezioni solo in inglese. Una decisione che fa discutereLa rivoluzione avrà inizio nel 2014

Fonte: Utools.it

A partire dal 2014 i corsi per gli studenti dell’ultimo biennio della laurea specialistica e dei dottorati saranno tenuti esclusivamente in lingua inglese. E’ questa la rivoluzione che investirà il Politecnico di Milano nei prossimi anni e che sta suscitando opinioni contrastanti dentro e fuori il mondo accademico.

Duplice la finalità che sta alla base della decisione: da una parte attrarre studenti stranieri, studenti che spesso vengono “frenati” dalla barriera linguistica, caratteristica, purtroppo, del nostro Paese. Dall’altra «offrire agli studenti italiani non solo più competenze scientifiche, ma anche un'apertura culturale internazionale che li renda "spendibili" sul mercato del lavoro internazionale», spiega Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano che per l’operazione investirà 3,2 milioni di euro, destinati soprattutto ad attirare docenti stranieri.

Di sicuro una forte spinta all’internazionalizzazione, ma c’è chi si chiede se sia giusto “sacrificare” in questo modo la nostra amata “lingua di Dante”. Vero è che spesso gli studenti italiani vengono penalizzati nella possibilità di trovare lavoro all’estero, proprio a causa della loro scarsa conoscenza della lingua inglese.

Una decisione che fa discutere, quindi. Favorevole alla rivoluzione il Ministro dell’Università Francesco Profumo secondo il quale «la chiave per competere con le migliori università del mondo è l'internazionalizzazione. Finora il fattore linguistico ha rappresentato una barriera: per i nostri studenti, in difficoltà nel competere con i loro coetanei stranieri; e per gli stranieri».

Di opinione contrastante il linguista Luca Serianni: «Internazionalizzazione sì, ma senza rinunciare alla nostra lingua madre». Pensiero sostenuto anche dallo scrittore Sandro Veronesi, secondo il quale la decisione del Politecnico sarebbe «una follia tutta italiana. Attraverso la lingua si organizza il pensiero: va bene conoscere quello dominante, ma non si può tagliare fuori la lingua madre». Opinione non condivisa dal rettore Giovanni Azzone, fermamente convinto che l’inglese obbligatorio rappresenti un «vantaggio per l’Italia».