crisiA lanciare l’allarme Alessandro Mazzucco, rettore dell’università di Verona e membro della giunta della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui).

Fonte: Il Messaggero

Otto università in crisi e nel 2010 c’è il rischio che l’emergenza coinvolga i 66 atenei statali italiani. Non si placano intanto le proteste degli studenti contro i tagli all’univeristà varati dalla riforma Gelmini. Oggi è stato occupato il rettorato della Statale di Milano.

La crisi delle università. L’università di Siena spende per il personale il 104% del suo finanziamento statale e la Federico II di Napoli il 101%: «entrambe hanno superato il 100% della spesa reale sul finanziamento statale» osserva Mazzucco. Il rettore sottolinea che «le cose continueranno a seguire questa direzione senza interventi, come riduzione dei corsi i laurea, riduzione delle sedi decentrate e blocco del turnover, nel 2010 tutte e 66 le università statali italiane saranno in emergenza». Con l’autonomia «le università le università italiane hanno investito troppo nel personale».

Gli altri sei atenei in grave difficoltà sono quelli di Bari, Cassino, Firenze, l’università Orientale di Napoli e inoltre Pisa e Trieste: spendono oltre il 90% del finanziamento statale per il personale, dove il 90% delle risorse è calcolato in modo «virtuale», introducendo alcuni correttivi.

L’università di Bologna, vero fiore all’occhiello del mondo universitario italiano, spende per il personale l’84% dei finanziamenti che riceve dallo Stato. «Una crisi - rileva Mazzucco - recentemente denunciata dal Times, che ha osservato un calo nella qualità della sua ricerca che l’ha portata a retrocedere nella graduatoria internazionale delle eccellenze». Tuttavia, secondo Mazzucco, «il livello della ricerca in Italia è eccellente» e «bisogna cogliere le opportunità per migliorare la situazione».
 
Razionalizzare le risorse. La Crui, aggiunge, «sta cercando di concertare con il governo alcune misure, ad esempio nuovi meccanismi di reclutamento del personale docente e modifiche dello status giuridico del personale universitario allo scopo di razionalizzare le risorse disponibili , data l’impossibilità di aumentare i finanziamenti».

Il numero dei corsi di laurea. Mazzucco condivide l’analisi del ministro per l’Istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelimini, secondo la quale il numero di corsi di laurea attivati in passato è eccessivo e che è opportuno incentivare il ricorso a contratti esterni o supplenze.

Università-fondazioni. Mazzucco non esclude nemmeno l’potesi di trasformare le università in fondazioni: «potrebbe funzionare ed è interessante perché permetterebbe di aprire delle partnership, ma andrebbe formulata secondo un pogetto più preciso». E sulla riforma dei Policlinici: «non ho sentito il ministro esprimersi in proposito - conclude - ma si tratta di una voce di spesa impropria per il bilancio delle università. Credo sia auspicabile che passi alle Regioni».

Occupazione alla Statale a Milano. Una settantina di studenti ha occupato il rettorato dell’Università Statale di Milano e organizzato un corteo. Fanno parte dei collettivi delle facoltà di Scienze politiche, Mediazione culturale, Accademia di Brera. Sono studenti della Statale, del Politecnico e della Bicocca. Protestano contro la legge 133/2008 che prevede tagli di risorse alle università. Nessun risultato dall’incontro con il rettore della Statale Enrico Decleva. Gli studenti chiedono, in caso la legge 133 non venga abrogata, le dimissioni del rettore e del senato accademico, l’annullamento dell’inaugurazione dell’anno accademico a novembre, un pronunciamento chiaro sulla legge, la garanzia che non saranno aumentate le tasse universitarie nè diminuiti i servizi. «Chiediamo anche che il senato accademico si esprima per il blocco immediato della didattica - dice Marco, uno degli occupanti - per dare a tutti gli studenti la possibilità di mobilitarsi». Per domani alle 14.00 è previsto un presidio alla riunione del senato accademico e la lettura di un documento con le ragioni della protesta.

L’Unione Universitari (Udu) annuncia che la mobilitazione continuerà per tutto l’autunno, dopo le manifestazioni di venerdì scorso. «L’Università e la ricerca sono il futuro di questo Paese», dice l’Udu. «L’università deve essere pubblica e di qualità e l’insegnamento libero». L’Udu è contraria al numero chiuso, all’aumento delle tasse universitarie, e alla possibilità delle università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. «Così gli atenei non traineranno il progresso sociale e culturale del Paese, e la didattica e la ricerca saranno subordinate alle scelte dei finanziatori privati». L’Udu chiede al ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, oltre all’abrogazione di parte della nuova legge, «una riflessione complessiva sul diritto allo studio».