Ictus, cura del freddo: pazienti a 34 gradi per ridurre i danniL'ictus, seconda causa di morte al mondo, si batte con il freddo. Abbassare la temperatura del cervello a 34 gradi, può infatti essere una strategia utile per ridurre i rischi e i danni dell’infarto cerebrale, senza la necessità di utilizzare farmaci

Fonte: Il Messaggero

L'ipotermia, con un raffreddamento moderato, è un intervento neuroprotettivo assai promettente secondo gli esperti. E l'Europa, con l'Italia in prima fila, si appresta a varare il più grande studio clinico ad oggi, con 25 Paesi aderenti, per sperimentare il trattamento in fase avanzata. Il progetto sperimentale, Eurohyp 1, è stato illustrato oggi a Bruxelles.

Il nostro Paese arruolerà il maggior numero di pazienti sotto la guida della Università Sapienza di Roma, ma diversi altri centri saranno coinvolti sul territorio, aiutati anche da una piccola media industria con la tecnologia più avanzata. La Commissione europea finanzierà la fase finale di ricerca necessaria perché l'ipotermia possa essere utilizzata come trattamento negli ospedali. «Fino ad ora la ipotermia non ha ricevuto l'interesse dovuto, certamente per lo scarso interesse dell'industria farmaceutica, maggiore sponsor di trial clinici. Il finanziamento europeo costituisce una unica opportunità per portare avanti questo necessario progetto clinico», spiega Francesco Orzi, professore e direttore di Neurologia dell'ospedale Sant'Andrea, università Sapienza di Roma, responsabile per lo studio Eurohyp 1 in Italia.

L'Italia partecipa con 5 Stroke Unit, legate agli atenei Sapienza e Cattolica di Roma, all'Istituto scientifico universitario San Raffaele e all'ospedale Niguarda di Milano.

L'ictus è uno dei maggiori problemi di salute pubblica. Rappresenta infatti la seconda causa di morte (o la terza se le neoplasie sono considerate nel loro insieme), nei Paesi industrializzati, dove l'incidenza di ictus nella popolazione con età maggiore di 55 anni è tra 4,2 e 11,7 per 1.000 persone/anno. In Italia la prevalenza è particolarmente alta, probabilmente per la consistenza della popolazione con età avanzata. Tra gli interventi neuroprotettivi in fase acuta, l'ipotermia moderata (34-35 °C) costituisce quello con le maggiori probabilità di successo. Un'enorme mole di dati sperimentali in modelli animali di stroke ha infatti dimostrato l'efficacia della ipotermia nel ridurre il volume di infarto cerebrale di circa un terzo. Numerosi studi di fase II hanno mostrato la fattibilità e sicurezza della ipotermia in soggetti con stroke.