Rete29Aprile sul valore legale della laurea: “Non esiste un provvedimento da abolire”La prima preoccupazione riguarda la selettività dell' ammissione agli incentivi

Fonte: Corriere della Sera
di Gustavo Ghidini

Caro direttore, sono più che maturi i tempi (lo conferma anche il ministro Corrado Passera, nell' intervista pubblicata dal Sole 24 Ore di ieri) per riproporre con forza la messa in campo di forti investimenti, pubblici e privati, in ricerca e innovazione. Tale tipo di investimenti (che ci vede fanalino di coda tra i Paesi industriali) è decisivo per stimolare la ripresa economica accrescendo la produttività del sistema e la sua capacità competitiva, così anche evitando di far improvvidamente gravare entrambe principalmente su salari e stipendi. Questa esigenza è spesso evocata con genericità - uno dei tanti «scatoloni vuoti» della politique politicienne oggetto di una sapida «predica inutile» di Luigi Einaudi. Ma poiché tutti conosciamo la sensibilità in materia del professor Monti (e di molti suoi colleghi di governo), confidiamo in un prossimo cambio di rotta, in direzione anzitutto di una «chiarezza esperta» di idee. Di questa v'è molto bisogno. Troppo di frequente, ad esempio, programmi di finanziamento nazionali e (soprattutto) regionali non si basano chiaramente sulla distinzione (pur ricca di interazioni reciproche) fra ricerca di base e ricerca applicata, quella che genera brevetti e know-how . Distinzione alla quale corrispondono distinte politiche industriali - e finanziarie. Anzitutto per la provvista delle risorse: compito, quanto al primo tipo, prevalentemente della mano pubblica (attraverso università, politecnici, Cnr, ecc.) e, quanto al secondo, prevalentemente dei privati, che comunque risparmiano «a monte» sui costi della ricerca di base.

Preoccupazioni ancora maggiori incombono sull' intero capitolo del rilancio della ricerca, specialmente quella applicata. La prima preoccupazione riguarda la selettività dell' ammissione agli incentivi. Vanno sostenuti soltanto progetti di alto profilo tecnico-scientifico: e solo all' interno di questa prospettiva si potranno privilegiare certi settori - ad esempio bio e nano-tecnologie, robotica e informatica. L' esigenza di rigorosi «esami di ammissione» è assoluta e generale. Qui, per la ricerca di base, va accresciuto il ruolo di valutatori indipendenti, italiani e no, di prestigio scientifico internazionale. Per la ricerca applicata, si dovrebbe valorizzare il conseguimento di brevetti, come quelli rilasciati dall' Ufficio brevetti europeo, che certifichino la effettiva novità e qualità innovativa dei prodotti o procedimenti realizzati. L' altra urgente necessità è di mobilitare al massimo l' aggregazione degli investimenti in ricerca, soprattutto in quella applicata, ove impera la maggior dispersione. Va una volta per tutte fermata la pioggia degli incentivi, espressione della storica frammentazione del nostro tipico tessuto d' impresa. La parcellizzazione si traduce di regola anche in separatezza di programmi di ricerca, scarsità di scambi di conoscenze e quindi riduzione tout court dei risultati scientifici e tecnologici. Certo, qualcosa di significativo è stato fatto, nelle politiche di incentivazione, grazie a iniziative di «distretto» e di «filiera», ai «contratti di rete» e, per quanto riguarda l' università, ai Programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale (Prin). Ma quanti micro-progetti possono tuttora accedere a diversi tipi di incentivi, nazionali e regionali! Occorre dunque ben di più, e di più drastico: sancire - e soprattutto rispettare - il principio che vanno sostenuti solo progetti basati su un impegno finanziario (al netto degli incentivi, ovviamente), non inferiore a X - parametro ovviamente da adattarsi ai diversi settori.

Il corollario maggiore riguarda le Pmi (Piccole e medie imprese): se individualmente non raggiungessero la soglia di investimento prescritta, si aprirebbe loro una sola strada: associarsi, collaborare, presentare progetti comuni con altre imprese, Pmi e/o grandi, italiane o straniere, università e politecnici, ecc. O così o niente. Gli strumenti economici e giuridici della collaborazione/associazione sono, come noto, i più vari: semplici accordi, consorzi, pool di brevetti, joint venture ... Piena libertà, insomma, di strumento. Ciò che conta è il risultato: uscire dall' individualismo, dal nanismo, dalla dispersione. Deve cessare, per sempre, la «pioggia». Università di Milano e Luiss Guido Carli di Roma.