Vita da Erasmus: Parigi, je t’aime!Rossella ha 23 anni ed è una studentessa della facoltà di Scienze della Comunicazione di Catania. A settembre del 2010 ha fatto le valigie ed è volata a Parigi, città che è diventata la sua casa fino al luglio successivo. Questa è la sua storia

Fonte: ViviAteneo.it

Ho deciso di fare domanda per il progetto Erasmus al secondo anno di università, avendo voglia di provare un’esperienza di studio all’estero e, soprattutto, di mettere alla prova le mie capacità lontano dal guscio di casa.
Amando da sempre il francese, ho concentrato la ricerca della destinazione su una meta che potesse consentirmi imparare meglio questa lingua, ma mai avrei immaginato di poter scegliere addirittura una città come Parigi!
E invece, dopo qualche mese, ho appreso che avevo vinto la borsa di studio di sei mesi per proprio per la capitale francese.

Il periodo prima della partenza non è stato semplice. Tra la scelta delle materie corrispondenti a quelle italiane, e i continui colloqui con professori e uffici per fare approvare i programmi di studio, l’entusiasmo rischia di venir meno per via di tanta, troppa, burocrazia. Dopo molta fatica, arriva il giorno della partenza. Un nodo alla gola ti accompagna fino ai controlli in aeroporto, prima di salutare i tuoi cari, poi subentra l’euforia che non lascia spazio a tristezza e paura e ti dà la forza di spaccare il mondo! 

Il giorno successivo al mio arrivo ho preso parte, insieme a tutti gli studenti erasmus, alla riunione di accoglienza organizzata dall’università. Il preside ci ha spiegato il da farsi per iscriverci ai corsi che avevamo scelto e ognuno di noi ha ricevuto una carpetta contenente brochure su attività, laboratori, indirizzi degli uffici preposti per aiutarci a trovare casa e tanto altro. Ricordo che l’entusiasmo del primo giorno era stato sostituito da una sensazione di smarrimento, non avevo capito quasi nulla di quello che il preside aveva spiegato con il suo francese velocissimo. Avevo intuito, però, che l’organizzazione universitaria era completamente diversa e che l’iter burocratico con cui avevo avuto a che fare in Italia non era niente rispetto a quello che avrei dovuto affrontare, per di più in una lingua diversa dalla mia.

Alla fine dei conti, però, posso dire che le difficoltà sono state utilissime. Tra apertura del conto in banca, viaggi da un ufficio universitario a un altro, continue telefonate per concordare appuntamenti in cerca di una casa, non solo ho imparato a conoscere la città ma ho acquisito un maggior senso di responsabilità. Ho imparato a cavarmela da sola e ho fatto enormi progressi con la lingua, svegliandomi una mattina completamente abituata al suo suono e capace di fare conversazioni con una scioltezza che non mi aspettavo di ottenere in così poco tempo.

Senza rendermene conto ero circondata da amici di tutte le nazionalità e avevo trovato casa con una ragazza italiana con la quale siamo diventate come sorelle. Sentivo lo spirito di condivisione di cui mi parlavano tutti i colleghi che prima di me avevano fatto questa esperienza e m’innamoravo ogni giorno di più di quella magnifica città che cominciavo pian piano a sentire mia.

Dopo un mese dal mio arrivo avevo già chiesto di prolungare il mio soggiorno fino alla fine dell’anno accademico, ed è stata la scelta migliore che potessi fare. In sei mesi avrei avuto appena il tempo di abituarmi a quella nuova realtà e sarei probabilmente tornata a casa con la convinzione che erasmus significa solo feste e divertimento. In un anno, invece, ho provato di tutto, ho potuto fare mie le abitudini del posto e costruirmi una vita con i miei ritmi ed equilibri, sentendomi perfettamente ambientata in una realtà che all’inizio mi era del tutto sconosciuta.

In conclusione, posso dire che studiare un anno all’estero ha completamente trasformato la mia persona. Ho dovuto confrontarmi con ragazzi di diverse culture, ma il confronto più grande è stato quello tra la “me” bambina che ero e la “me” adulta che sono diventata. Erasmus è, prima di tutto, un’esperienza di vita che cambia la tua visuale del mondo e ti sprona a riflettere su come e dove vuoi costruire il tuo futuro.

Rossella