l'aquilaE' difficile riprendere la parola, riconnettere quel che è stato, quel che è accaduto, quel che potrebbe essere. Ed è ancora più difficile per il progetto dell'Aquila città degli studi, L'Aquila città universitaria

Fonte: Ilcapoluogo.it
di Luca D'Innocenzo

Un mese fa la tragedia. Un terremoto devastante ha messo in ginocchio la città, sono morte circa 300 persone, è stato distrutto il centro storico, la città universitaria colpita al cuore, con i suoi studenti morti negli appartamenti del centro, di Via XX Settembre e delle sue traverse, con il cedimento simbolo della Casa dello Studente, con le macerie di Palazzo Carli, così come del nuovo plesso di Ingegneria.

E' difficile riprendere la parola, riconnettere quel che è stato, quel che è accaduto, quel che potrebbe essere. Ed è ancora più difficile per il progetto dell'Aquila città degli studi, L'Aquila città universitaria.

E' difficile perchè L'Aquila città universitaria lo è diventata a piccoli passi, non sempre per scelte ampiamente condivise, più di frequente per le lotte di soli settori della città e dell'Università, a partire dai suoi studenti.

L'Università dell'Aquila è cresciuta negli ultimi lustri, mentre la città perdeva la sua vocazione industriale. Son cresciuti gli studenti, che hanno rivendicato servizi e dignità di cittadinanza. L'Abruzzo non ha saputo ascoltare gli studenti, non ha saputo interpretare la trasformazione dell'Aquila, non ha saputo cogliere negli anni l'opportunità di una città dei saperi.

E non ha investito, non ha investito alcunchè.

L'Abruzzo è fanalino di coda in Italia nelle politiche per il Diritto agli Studi Universitari. In questi giorni si è molto parlato della Residenza di Via XX Settembre, ma in pochi si sono soffermati sul fatto che fino allo scorso anno quella residenza era l'unica in Abruzzo. Per aggiungercene un'altra l'Adsu ha rilevato in affitto il Collegio ex-Gesuiti in procinto di chiudere.

Per aggiungere altri posti letto l'Adsu ha inventato un modello di residenzialità pubblica diffusa, con appartamenti privati. L'Adsu ha dovuto persino lottare per ottenere soldi dello Stato dovuti e finalizzati alle borse di studio che giacevano alla Regione Abruzzo. Solo così ha coperto il 100%  di borse dopo anni. E da sola ha dovuto inventare le sale studio, le iniziative per l'attività culturale. Il centrodestra lasciò ferme le risorse per il Diritto allo studio alla cifra del 2001, mentre gli studenti si moltiplicavano. Il centrosinistra si presentò addiritturà tentando un taglio. E' stato possibile evitarlo e produrre un incremento, di fatto l'adeguamento 2007 ad una cifra pro-capite per studente equivalente al 2001. Non cambiamo oggi la storia delle cose però, l'adeguamento è stato possibile perchè l'Adsu si è ribellata, perchè l'Università ha alzato la voce a fianco dell'Adsu, perchè, soprattutto perchè, gli studenti, dopo settimane di lotta,  con un blitz svergognarono il governo regionale davanti al gotha della politica nazionale e abruzzese del centrosinistra. Non una politica strategica dunque, ma una conquista quotidiana della lotta di pochi.

Come dimostra l'epilogo della storia, quando insieme, centrosinistra uscente e centrodestra vincente ma ancora non entrante, hanno approfittatto della crisi dell'Abruzzo per cancellare quell'adeguamento e riportare le Adsu alla cifra netta del 2001, una miseria procapite, ultimi in Italia.

Abbiamo insieme, l'Adsu, l'Università, gli studenti, una piccola parte di città, scalato la montagna dell'indifferenza e abbiamo insieme, passo dopo passo, provato a costruire una città universitaria. Non abbiamo fatto in tempo.

Non ce l'abbiamo fatta. Non siamo riusciti a scalare la montagna del mercato degli affitti, non siamo riusciti in tempo ad ottenere la mobilità notturna che avrebbe agevolato il mercato immobiliare delle periferie, non abbiamo fatto in tempo a costruire l'Agenzia Casa, che pure con il Comune avevamo finalmente approvato in un progetto per il bando Anci scaduto il 1 aprile e che in questi giorni si sarebbe avviato. Il terremoto è arrivato prima.

Avevamo migliorato, costantemente e congiuntamente migliorato, la Residenzialità negli alloggi. Qualcosa alla fine non è andata per il verso giusto. Eravamo di nuovo soli, un documento che studiava le criticità della Residenza era in un cassetto della Regione, si racconta oggi, ma noi non sapevamo.

Eravamo come sempre soli. Era solo chi aveva dubbi e temeva, era solo chi controllava, così come eravamo soli noi del CdA, che il 31 eravamo li a deliberare il progetto per l'Agenzia Casa, per la mobilità notturna, per le politiche di cittadinanza e che di quei timori nulla sapevamo.  Eravamo soli anche la notte del 6 Aprile, eravamo soli li a Via XX Settembre, chi impotente dentro, chi impotente fuori, mentre la Regione dimenticava persino che era un suo stabile, che era un suo ente, che il Diritto allo Studio universitario è, costituzionalmente, materia sua.

Oggi si dice ripartiamo dall'Università e dall'Aquila città Universitaria.

Lo diciamo in tanti, speriamo di non essere di nuovo pochi a pensarlo.

Lo dice il Governo, lo dice la Regione, lo dice l'intera Città.
Bene, allora proviamo a farlo.

E' possibile partendo da quasi niente in così poco tempo?
L'Aquila ha al suo interno grandi semi-vuoti, grandi spazi occupati urbanisticamente, ma funzionalmente sotto utilizzati, in alcuni casi per nulla.

Si può ripartire senza estendersi eccessivamente, partendo da quei semi-vuoti.

La Guardia di Finanza dicono gli studenti. Aule, strutture, alloggi.
“Se può ospitare il G8 perchè non l'Università dell'Aquila?”, dicono gli studenti.  Hanno ragione, fino a che qualcuno non provi il contrario.

La Reiss Romoli dicono in molti.
Ha aule, strutture, alloggi, molto spazio intorno.
Le due Caserme. La Caserma Pasquali-Campomizzi e la Caserma Rossi.
Sono entrambe semi vuote e semi abbandonate e sono ben dentro la città.
Servono davvero ancora entrambe? La risposta è ovvia. Ed è negativa.

E gli interventi promessi dal Governo per garantire la residenzialità agli studenti da Ottobre?

In prospettiva c'è inoltre un progetto di sviluppo, intorno a Lenze di Coppito, destinazione universitaria e socio-sanitaria.
Infine, si dice, alcuni dei villaggi per gli sfollati, quelli più “in città”, diventeranno in futuro alloggi per gli universitari.

Ce n'è e ce ne sarebbe per avere L'Aquila città universitaria già da Ottobre e per averla nel tempo di grande dimensione.
Serve una scelta politica di fondo sul futuro della città.
Una grande scelta strategica che ne sia la guida per la ricostruzione.
Potremmo costruire davvero l'Aquila città dei saperi, città storica e città ipertecnologica.

Nel 1968 la Calabria scelse, con l'impulso di Beniamino Andreatta, di Paolo Sylos Labini, di Giorgio Gagliani e di altre grandi personalità, di investire in una possibilità di sviluppo a partire dalla possibilità per i Calabresi di studiare ad alti livelli e in strutture residenziali. L'Università della Calabria nacque con un regime speciale sul Diritto agli Studi universitari e il DPR istitutivo dell'Università fissò la caratteristica residenziale dell'Ateneo, istituendo il Centro Residenziale.

Oggi l'Abruzzo può riprendere quello spunto e con legge regionale propria può trasformare una volontà diffusa in una prospettiva reale, serve dunque una legge per L'Aquila città degli studi, con natura residenziale, affiancando alla legge stessa la richiesta pressante al Governo di lasciare a questa prospettiva uno dei troppi spazi militari che, con poche funzioni, occupano oggi spazi vitali per la città che deve ricostruirsi.

L'alternativa è lasciare dentro il baratro del DSU Abruzzese il destino dell'Aquila città universitaria, lasciando di nuovo soli alcuni, ma con di fronte montagne forse troppo alte da scalare.