Aids: identificati i geni dei «lungo-sopravviventi»Un gruppo di ricercatori europei ha scoperto le varianti genetiche che tengono l’infezione sotto controllo

Fonte: Corriere della Sera
di Adriana Bazzi

A loro non servono i farmaci: sono persone che, nonostante abbiano un’infezione da virus dell’Aids riescono a tenerla sotto controllo spontaneamente. Sono una rarità (una o due ogni cento persone portatrici dell’Hiv ) e un mistero che da tempo gli studiosi stanno cercando di svelare. E ci stanno riuscendo. Un gruppo di ricercatori europei, coordinato da Guido Poli dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Agostino Riva dell’Università Statale di Milano all’Ospedale Sacco, ha appena pubblicato, sul Journal of Infectious Diseases, la scoperta di alcune caratteristiche del Dna legate alla resistenza al virus dell’Aids: si tratta, per la precisione, di 47 varianti genetiche (si chiamano Snp, ovvero mutazioni di un singolo nucleotide e cioè di una singola unità del Dna) che sono molto più presenti nelle persone infette resistenti al virus che in quelle con una malattia capace di progredire.

ANALISI DEL DNA - Il consorzio di ricerca, finanziato dal Sesto Programma Quadro della Commissione Europea (si chiama GISEHAL: Genetic and Immunological Studies on Hiv European and African Ltnp) è riuscito a raggruppare 144 persone sieropositive e a confrontare il loro patrimonio genetico con quello di 605 individui infetti con malattia attiva. Grazie all’analisi del Dna non solo sono state individuate le 47 varianti, ma si è scoperto anche che la maggior parte di queste varianti sono localizzate nella porzione di genoma in cui sono presenti i geni del cosiddetto complesso maggiore di istocompatibilità (in sigla MHC) e in particolare nella sottoclasse (o gruppo) III.

SISTEMA IMMUNITARIO - Questo sistema di geni, che è legato alla risposta immunitaria dell’organismo nei confronti di agenti esterni, è, infatti, suddiviso in classi. I geni di classe I sono soprattutto responsabili della cosiddetta “risposta immunitaria specifica” all’infezione: questa risposta si basa sull’attivazione di linfociti T (cellule del sistema immunitario) che sono in grado di riconoscere le cellule infettate dal virus e di ucciderle. (In passato anche in questa zona sono state trovate sequenze genetiche legate alla resistenza al virus dell’Aids).

NUOVI VACCINI - La classe III, invece, ha a che fare con la cosiddetta immunità naturale o innata alle infezioni (una difesa che agisce comunque sugli aggressori, a prescindere dal tipo di microrganismo). Queste ricerche sono molto complesse e costose, ma potrebbero facilitare la messa a punto di nuove strategie di prevenzione generale dell’infezione da Hiv, in particolare di vaccini. Purtroppo il finanziamento europeo al consorzio GISEHAL è terminato e non ci sono altri fondi per proseguire lo studio. I ricercatori del consorzio sperano, però, che la pubblicazione dei risultati del lavoro possa stimolare altri enti a finanziare la continuazione della ricerca.